think about thinking of you
summertime, think it was june
yeah, I think it was june
Gualtiero è un ragazzo qualunque che vive in una città qualunque, una piccola città italiana come potrebbe essere per esempio Piacenza. In realtà non vive a piacenza, ma per semplificare la cosa diremo che vive a Piacenza.
Ad essere pignoli, Gualtiero in realtà non è proprio qualunque, ha tre caratteristiche che lampantemente lo distinguono da tutti gli altri ragazzi di, per esempio, Piacenza. La prima caratteristica (rara al giorno d'oggi, ma parecchio millantata dai più) è quella di saper capire, dopo poco tempo che interagisce con un individuo, la sua indole, la sua storia. Non male, vero? La seconda caratteristica è ancora più peculiare: Gualtiero infatti sa far esplodere la testa delle persone a suo piacimento. Cioè, non proprio esplodere, diciamo che è più come se si vaporizzasse in pochi minuti, tra atroci sofferenze del malcapitato, lasciando solo un corpo senza capo. Cruento, vero? La terza caratteristica di Gualtiero è il possedere una smodata passione per il lacrosse, uno sport tanto orribile e noioso quanto da effeminati, ma questa e' un'opinione del tutto personale.
Gualtiero come ogni mattina si alza dal letto e per una strana coincidenza, proprio oggi che è il suo compleanno, gli sono entrati i ladri in casa. Han fatto un macello ma c'era poco da rubare. Beh ora gli gira parecchio il cazzo, povero Gualtiero. Gualtiero compie ogni anno gli anni il 2 giugno che è anche festa nazionale, quindi decide come ogni anno di farsi un bel giro in centro godendosi il sole estivo nelle vie del borgo, poi la sera si vedrà. Mi sono dimenticato di dire che Gualtiero è un tipo piuttosto solitario e che nonostante le sue caratteristiche non ama parlare con la gente, non ha mai ucciso nessuno facendogli esplodere la testa e soprattutto non sa giocare a lacrosse (la guarda in streaming). Mi sono anche dimenticato di dire che Gualtiero, preso dal disappunto per l'inaspettata visita dei ladri, si è dimenticato di svolgere parte della sua routine mattiniera: si è infatti completamente scordato di assumere le sue medicine, particolare non da poco, vedremo più avanti.
Gualtiero vuole uscire al più presto da casa, si sente oppresso, apre la porta d'ingresso che per esempio è situata in viale Primogenita e si dirige per esempio verso via Roma.
Dopo pochi passi si rende conto che la sua giornata è iniziata proprio male. Ladri a parte, la vicina di casa non si è ricordata del suo compleanno e la cosa lo infastidisce parecchio. Da anni Gualtiero vive in quel condominio e la signora Pagliuzzi si era sempre ricordata di fargli in un qualche modo gli auguri dal balcone da cui è sempre affacciata. Oggi nulla. Questo infastidimento gli è sconosciuto e ad ogni passo che fa si sente sempre più irritato: arriva per esempio in piazzale della Lupa e finalmente vede una faccia amica, il suo ex panettiere di fiducia Roberto con il suo cane denominato Roby al guinzaglio.
Roberto è un signore sulla sessantina e da quando è in pensione si è comprato un bel cane a cui dedica tutte le sue attenzioni. Roberto si sente parlerino, il sole è caldo ma non fastidioso e quindi blocca Gualtiero con un perentorio "ah, non potrei più vivere senza il mio Roby". Gualtiero è stupito da questo approccio improvviso, più che stupito si direbbe irritato,forse anche a causa di tutti i brutti episodi avvenuti poc'anzi. Accenna un sorriso, fa per andarsene, ma Roberto continua: "Quando torno a casa dall'esselunga mi fa le feste per un'ora! Dovresti vederlo!" e accarezza il cane denominato Roby violentemente tra le orecchie. Roby sembra apprezzare la violenza. Vista l'insistenza di Roberto, Gualtiero comincia a riflettere su quell'uomo, costretto come tanti a cercare la cieca e immeritata obbedienza e amorevolezza di un essere vivente capace di fare le feste persino al mostro di Rostov. Gualtiero pensa che di solito gli amanti di questo amore immotivato sono spesso esseri umani delusi da altri esseri umani, che preferiscono un bavoso dispensatore casuale di affetto rispetto ad impegnarsi per migliorare come persone, a rialzarsi dopo le normali cadute della vita. Gualtiero raggiunge il limide massimo dell'infastidimento quando Roberto gli dice che puo' accarezzare Roby, quindi decide di fargli saltare l'arteria cerebrale superiore. Roberto balbetta qualcosa, è in stadio confusionale pre-esplosione (richiede sempre un certo lasso di tempo), quindi il momento ideale per Gualtiero di andarsene verso per esempio via Roma con nonchalance. Non è risentito per quello che ha appena fatto, si è già quasi dimenticato di Roberto e di Roby, ma continua tuttavia ad essere infastidito.
Ha raggiunto ormai per esempio i giardini del merluzzo quando incontra un gruppo di immigrati che di fronte ad un call centre decidono, apparentemente senza motivo, di guardarlo in cagnesco e di interloquire con lui tramite incomprensibili parole in arabo, ridendo sonoramente della sua espressione interrogativa. Poco più in là, sull'altro lato della strada (sicuramente in quel posto per provocazione), c'è un gazebo di un partito politico che storicamente ha come programma il non amore per gli immigrati. E' composto da poco più che ragazzini e uno di loro ha la faccia di uno che durante tutto il suo corso di studi è stato discretamente picchiato dai compagni di classe. Sembra che sia lì quasi per vendicarsi di una vita passata a prendere sberle e subire le angherie dei ragazzi più grandi. Il giovane si avvicina per consegnargli un volantino che spiega in dettaglio un programma basato sull'eliminazione degli immigrati e della conseguente nonchè automatica ripresa dell'economia. Gualtiero, che a questo punto è davvero scocciato, decide di porre fine all'esistenza del povero militante politico, ma anche del povero arabo che aveva deciso di infastidire senza motivo un innocente passante. I due giovani, così lontani per vita ed idee e così vicini nel loro ultimo istante, cominciano a farfugliare parole sconclusionate.
Gualtiero vorrebbe solo godersi il sole di Giugno, ma non riesce a non pensare a tutta quella povertà umana che solo oggi sembra essersi conto di circondarlo.
Quando sta per entrare in Piazza Duomo, per esempio, decide di perpetrare un rito che gli appartiene. Ogni volta che si trova da quelle parti beve un bel cordiale al bar sotto i portici, per esempio vicino al negozio di sport. Si accomoda sullo sgabello al bancone perchè è da sempre convinto che i tavolini dei bar siano pieni di germi, mentre il bancone viene pulito più spesso. Ordina il cordiale alla simpatica barista e non può fare a meno di notare che ci sono due anziani signori proprio vicino a lui che commentano le notizie sul giornale cittadino. Si lamentano che i giovani non lavorano con la grinta necessaria, commentano notizie sull'aumento del consumo di stupefacenti in città e fanno paragoni con quelli che definiscono "i loro tempi". Gualtiero nota che la cameriera, da simpatica, si rivela infine anche piuttosto pigra: si è soffermata a leggere un messaggino sul suo cellulare e il cordiale non sembra arrivare da solo nelle sue mani. I ladri, la vicina smemorata e il cordiale sono decisamente troppi contrattempi per la giornata. I due anziani di fianco a lui continuano nella lamentela: uno sembra essere stato un edicolante, l'altro un infermiere andato in pensione a poco meno di quarant'anni, negli anni d'oro delle pensioni facili. Con un rapido calcolo Gualtiero stima che i due individui si stanno lamentando metodicamente ogni mattina da circa trent'anni. Il cordiale continua a rimanere nel frigo. Gualtiero decide di risparmiare la barista perchè la vede accigliata nella lettura del messaggino, ma per i due anziani non c'è pietà. Finge un'urgenza, saluta l'accigliata barista ed esce.
Gualtiero odia una via, che per esempio potrebbe essere via Venti Settembre in questa storia, perchè è esattamente come ogni altra via di ogni altra città del mondo occidentale, stessi negozi, stessi marchi, una fotocopia di tante fotocopie, ma in salsa provinciale. Passa allora per esempio per via Chiapponi e chi ti incontra? Un altro gazebo politico! C'è un giovane urlatore di professione che cerca di illustrare a passanti piuttosto indifferenti le problematiche dei lavoratori moderni (che tende a chiamare proletari) e auspica un tracollo dei profitti dei proprietari delle industrie locali e mondiali (che tende a chiamare i padroni). Gualtiero si chiede come mai ha l'impressione che l'urlatore non abbia mai passato più di un giorno a lavorare. E con lavorare, Gualtiero, intende: lavorare come lavorano i da lui denominati proletari. Gualtiero sembra infastidito da questa caricatura, ma non opta per nessuna esplosione, a volte l'essere caricature di se stessi può salvare la vita: c'è bisogno di persone ridicole, pensa. Tanto c'è solo quel gruppetto di giovani ad ascoltarlo, con piercing e capelli piuttosto unti, ovvero la tipica divisa che si indossa appena prima di andare a fare il cameriere in una pizzeria di Londra per qualche mese (chiamata da alcuni come "esperienza all'estero o esperienza di vita"). "Tante belle cose, caricature!" pensa Gualtiero mentre si allontana con un ghigno.
Gualtiero non ha abbandonato l'idea di un cordiale e si reca nel bar più vicino a per esempio Piazza Sant'Antonino. Purtroppo è difficoltoso entrare nel locale in quanto ci sono cinque uomini piuttosto corpulenti e chiassosi che bevono e brindano con birra alle undici del mattino. Hanno tutti un giubbotto identico, nonostante il caldo, e sono in tuta. Probabilmente appartengono ad una squadra sportiva, pensa. Sono molto irrispettosi nei confronti degli altri avventori del bar in quanto si tirano testate e narrano delle loro ubriacature a voce piuttosto alta. Gualtiero vuole solo un cordiale in santa pace, ma la cameriera, poverina, deve sottostare agli scherzi di questi cinque muscolosi buontemponi. Gualtiero prova pena per questi uomini che sanno essere qualcosa solo in gruppo, solo sotto uno stemma, che fanno cose solo per poterle raccontare ai compagni. Il cordiale non solo non arriva, ma è impossibile anche da ordinare, visto il tumulto. Tu lettore potrai facilmente immaginare lo scoramento del nostro Gualtiero nel vedersi ritardare la bevuta della preziosa bevanda ancora una volta. Un solo modo gli viene in mente per acelerare il processo, ponendo fine al vociare e alle paccate sulla schiena. Nella perdita di controllo dei propri movimenti che precede il "flop" dell'esplosione, uno degli sportivi urta il cappello di Gualtiero che finisce -vedi un po' che sfortuna- proprio sul tavolino del bar. Inorridito dalla sua fobia per i tavolini dei bar, Gualtiero è costretto a buttare il copricapo nel primo cassonetto. Questo è davvero troppo. "Ma ci sono solo persone così inutili qui fuori, oggi?" si chiede.
La giornata si sta facendo tutt'altro che divertente, non sembra proprio ci sia l'umore per festeggiare. Gualtiero decide di tornare a casa in quanto c'è la diretta di un match di lacrosse in Canada, patria del lacrosse per antonomasia.
Finito il suo tamarindo e soddisfatto dello spettacolo offerto dalla partita decide di andare a farsi una doccia e mettersi in ordine per l'imminente cena.
Gualtiero, sotto la doccia si accorge che dopo aver ucciso una decina di esseri umani si sente parecchio più leggero. Di fronte allo specchio, in accappatoio, inghiotte in fretta e furia la manciata di psicofarmaci che ormai da decenni gli fanno da carammelle e finalmente decide dove andare a mangiare: per farsi un regalo Gualtiero vuole mangiare al ristorante. Si reca dunque per esempio in via Cittadella, per esempio in un noto e antico ed economico ristorante in cui servono per esempio una sostanziosa carbonara. Il locale è piccolo, due sale e pochi tavoli, massimo una decina. Il caso vuole che il corpulento oste lo sistemi nella sala dietro, quella in cui c'è una rumorosa tavolata di ragazzi che festeggiano qualcosa, o forse stanno solo avendo una chiassosa cena.
La leggerezza conquistata durante la calda giornata di inizio estate si dissolve immediatamente dopo due minuti di urla e risate provenienti dal tavolo vicino. Gualtiero in un attimo ripensa ai ladri, alla vicina che non si è ricordata del compleanno, e al cordiale e al cappello e tutto diventa più irritante. Uno dei giovani minaccia di vomitare sulla sella della bicicletta di un'altro degli avventori del tavolo. Bevono grandi caraffe di vino rosso frizzante bello fresco, ridono rumorosamente.
Un attimo. Sono diversi dagli sportivi del bar della mattinata, pensa Gualtiero, hanno qualcosa di strano.
Ora si è fatto curioso, li guarda con attenzione, vuole capire perchè sono così diversi da tutta l'umanità che ha incontrato oggi. Sono molto diversi tra di loro, questi ragazzi, ma sembra si compensino, si dice. Sanno ridere di loro stessi e sembra non abbiano paura del mondo, pensa. Si vede dai loro occhi che amano le loro ragazze con la purezza e l'innocenza dell'adolescenza. Si vede dal modo di parlare che hanno il futuro ai loro piedi, che sanno di poter fare tutto. Sono belli, sono intelligenti, sono fuori dalla norma, dalla media. E probabilmente, ci giurerebbe, non hanno neanche il sentore che questa sera sarà nella loro memoria per sempre, non se ne accorgono perche' son troppo impegnati a viverla.
Gualtiero per la prima volta nella giornata sorride. Sorride al pensiero che i ragazzi non sembrano premurarsi di scattare una foto di loro stessi, tutti insieme, e si chiede se mai questi ragazzi ce l'abbiano o ce l'avranno mai, una foto del genere. Guardandoli attentamente, pero', c'è anche una strana malinconia nei ragazzi, pensa Gualtiero mentre sorseggia curioso il vino di pessima qualità, e questa malinconia non può che essere sinonimo di un briciolo di saggezza in un mare di spensieratezza. Sanno che tutto questo è troppo perfetto per poter durare per sempre. Non per cinismo, per puro realismo: la perfezione non è eterna, vero? L'età dell'innocenza e della purezza finisce per tutti, anche se in momenti diversi, anche se per cause diverse, anche se nel momento in cui finisce saranno soli.
Gualtiero è contento ora, lo si capisce dai suoi gesti rilassati, pensa che sta assistendo a qualcosa di unico, è testimone in quella stanza di quel processo tanto raro quanto inspiegabile che lui vede come un intreccio di fili rossi.
Avrai capito a questo punto che il nostro Gualtiero è un po' strano, se tu lettore sei un attento osservatore... Ma tant'è, è fatto così, e ad ogni risata, ad ogni parola, lui vede che tra i ragazzi si formano dei sottili fili rossi che hanno la fragilità della seta, una fragilità solo apparente. Gualtiero si chiede anche come mai molta della gente la fuori non si renda conto di quanto è sfortunata a non averli mai avuti, questi fili rossi. E mentre uno dei ragazzi esce dalla stanza col chiaro intento di mantenere la sua promessa a scapito di un sellino di bicicletta, Gualtiero è sicuro che i ragazzi abbiano la certezza che in futuro questi fili rossi, durante lunghe e solitarie notti, li potranno quasi toccare.