Una lunga panoramica degli autori.
L'Arrapato
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| L'Arrapato, detto anche Maestro Muten o Genio delle tartarughe di mare, durante la settimana della moda a Milano. |
L’arrapato è un cocktail di ormone e danze pazze.
Farebbe qualsiasi cosa pur di accaparrarsi una ragazza da trastullare per benino e sentirsi così realizzato nel corpo e nell’anima. Colleziona fidanzate fin dalla giovane età, dalla discutibile bellezza, tutte incredibilmente “particolari” nel loro genere, che puntualmente gli affibbiano nomignoli del cazzo.
Ha due obiettivi nella vita: scopare più ragazze di Cassano e costruire un ponte con un milione e ottocentotrentatre stralli a forma di organo riproduttivo femminile. Il classico italiano medio insomma.
Sovrappeso, non sta mai fermo, ama lo shopping, ma soprattutto parla un casino. Racconta particolari insignificanti della propria esistenza, dei quali a nessuno importa nulla. Gli piace condividere tutto con tutti, è informatissimo della vita di ogni essere vivente e dei vari episodi accaduti negli ultimi 7 anni, tiene infatti un archivio, meritandosi il nomignolo meno conosciuto di "portinaia del cazzo".
Gli piace fare cose, di conseguenza pratica i classici sport da anziano come lo sci, il ciclismo, il boogie-woogie e il giuoco della scopa.
Si dice che dietro la sua barba si celi il terzo segreto di Fatima, ma lui la porta con perfetta nonchalance, meglio del rabbino capo di Tel Aviv o del classico hipster di Quarto Oggiaro.
La guida in stato di ebrezza lo caratterizza sin dalla giovanissima età, almeno quanto la sua propensione per l'amore per gli sport più noiosi della terra quali vela, formula uno e polo; ha un cuore molto tenero e per questo si dedica sovente alla beneficenza organizzando splendide grigliate sopra il luogo dove sono sepolti i suoi innumerevoli ex animali domestici.
Ha un pacco di amici noiosissimi a Lodi e odia il sistema fiscale italiano. Rinomatissimi i suoi pacchi per capodanni e altre festività causa invasione di cavallette, incendi, asteroidi.
Si sposerà nel 2015 e i suoi “amici” gli rovineranno addio al celibato, matrimonio e nascita del primogenito. E’ amico dei terroni.
Lo Squalo della Baixa
| Lo Squaletto fa mostra di se e della sua dentatura dinnanzi a delle fotocamere: è vanitoso. |
Squali… i predatori più temuti e pericolosi di tutti i mari, soprattutto di quelli del SUD.
Non per questo però, si deve
erroneamente escludere la possibilità di imbattersi in uno di essi anche sulla
terra ferma. L’evoluzione, infatti, ha allontanato dall’acqua alcuni esemplari
che ora sono liberi di scorrazzare liberi e felici in mezzo a noi. Tra questi
si può annoverare il tubarão do baixa,
pesce originario dei lontani mari del sud che quindi viene considerato il
terrone del gruppo. O’ animal può raggiungere la lunghezza di 1.80 m circa per
75 kg di muscoli nervi e rabbia.
Predisposto per natura ad essere ricoperto in viso da folti
ed ispidi peli, preferisce radersi a fondo per differenziarsi da quegli
“hipsterassi del cazzo” che tanto odia e disprezza. Quasi quasi li scuoierebbe
vivi come fa con le vacche del vicino.
Niente peli sul viso e niente peli sulla lingua. Se c’è
qualcosa che lo indispettisce stai pur certo che non te lo manderà a dire e ti
mostrerà tutto il suo disappunto. Il problema potrebbe essere legato alla
natura del discorso perché tra i suoi “se”, “mah”, “boh”, pause infinite e
grattate di pancia si corre il rischio di non capire niente. Ti verrebbe voglia
di dire, nel suo slang, “vuagliò ma che vai dicen? Ca’ nu si capisc nu cazz?”,
ma se ci tenete alla vostra incolumità è consigliabile evitare un tal
approccio. Bisogna sempre portare rispetto al tubarão perché il rispetto con
l’onore e la famiglia sono i punti cardine del suo credo.
Lo squaletto pur dotato di siffatta buona dentatura decide
di dedicare la sua vita all’estrazione dei denti altrui. In particolar modo
adora togliere quelli degli extracomunitari che si rivolgono bisognosi a lui,
tanto, a suo dire, con o senza denti sono brutti ed inguardabili lo stesso.
Grande appassionato
di tecnologia e derivati, ma scarsissimo intenditore. Passa le sue giornate a
fiutare le migliori offerte per poi acquistare i soliti tacconi. Famosi i suoi apprezzamenti per cagate tipo Windows Ice e Ubuntu.
La natura lo ha creato onnivoro, affamato come un ebreo
appena liberato da Auschwitz. Si nutre di qualsiasi cosa, QUALSIASI COSA.
Di stirpe migratoria, si muove da Sud a Nord con moti
circolari e ripetitivi ma puntando sempre più verso Nord. Dopo aver lasciato
traccia di se e dei suoi simili, mira alla conquista di un territorio alla
volta avvalendosi della famiglia. A
ciascuno il suo! Ora, visto che il Sud, il Centro e il Nord-Est erano già
occupati, si è diretto verso Nord-Ovest.
Non dimentica l’origine marina della specie e per questo
motivo lo squaletto ogni tanto torna a mare. Qui con le vesti di capitano
domina i mari e i mozzi, imponendo un regime di risparmio e sfruttamento ai
suoi sottoposti.
La caratteristica principale del tubarão è però la sfrenata
bramosia di ragazze. Allo squaletto ci piace la femmina. Ne fiuta l’odore a
chilometri di distanza e una volta individuata la sua preda non la lascia più
sfuggire. L’attacco è su più fronti ed è finalizzato allo sfinimento della
povera malcapitata. La mossa con cui le fa capitolare è generalmente un ballo
sexy e spregiudicato. Nessuna si salva difronte al movimento robotico
testa-collo destra/sinistra, destra/sinistra gentilmente accompagnato dalla sua
mano. Così spregiudicato!
Al
contrario dell’esemplare maschile, la femmina di tubarão si presenta avvenente,
simpatica ed intelligente, meglio integrata nella società
e per questo preda ambita del maschio piacentino.
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L'Invidioso
L'invidioso cresce in un quartiere disagiato e periferico, dove ha modo di scontrarsi fin da piccolo con le durezze della vita. La sua valvola di sfogo diventano ben presto il lancio di sasso al treno in corsa, il ratto della bicicletta, il taroccamento dello scooter (se booster meglio) e la derisione del più debole del gruppo (vietato scrivere il nome, ma anche se si potesse non lo si farebbe, in quanto portatore della sfiga).
Altezza sopra la media, rimane fino all'età di 17 anni un drago del Campaccio, dove ha modo, tra un alley oop mal riuscito e una schiacciata presa in faccia, di cominciare a far montare un sentimento invidioso, scrutando con morbosa curiosità, i suoi futuri amici fattoni ed anche l'ancor oggi Re d'Italia che butta giù dei pasticconi proprio a fianco del campetto.
Abile musicante decide all'età di 15 anni, dopo 10 di duro studio ed un Notturo di Chopin all'attivo, di abbandonare il pianoforte e diventare una rockstar mondiale a livello degli Oasis, per intenderci. Non vi riuscirà. Produrrà con il suo gruppo qualche interessante suoneria per gli smartphone senza però sfondare, c'è chi dice a causa della voce del cantante, c'è chi dice a causa di un batterista troppo egocentrico. La verità risiede altresì nello scarsissimo utilizzo di droghe pesanti. Nonostante le spinte al consumo più estremo da parte del Duca di Fiorenzuola, si narra che il nostro eroe L'Invidioso, cederà alle lusinghe degli stupefacenti più duri una sola volta, all'età di 16 anni, naturalmente in compagnia del Duca.
Vita troppo virtuosa la sua. Da salutista incallito rifiuta costantemente anche gli spinelli, pur invidiando tremendamente l'effetto di questi ultimi sui cervelli spappolati dei suoi compari più stretti. A questa mancanza egli adduce motivazioni tra le più svariate: la più gettonata suona così: "Raga no grazie a me l'erba proprio non da alla testa". (Ricordano poi in molti, con somma ilarità, gli effetti "della droga legale" e de "il fumo passivo" sulla dimensione delle sue pupille e sull'apertura delle sue palpebre).
Probabilmente infastidito da questo modo non salutare di condurre l'esistenza, si estranea spesso e volentieri, partecipando a serate dal livello culturale nettamente superiore: "No raga stasera non ci sono, mi trovo a sorseggiare Bourbon in compagnia di amabili rugbysti, una combriccola davvero stimolante!" (Voci di corridoio provenienti da buttafuori tra i più influenti della Milano da bere, raccontano di uno spumeggiante spilungone mingherlino che, nei privè dei locali più in voga di Corso Como, gioca a frantumarsi in fronte cubetti di ghiaccio, attorniato da una selva di energumeni).
Sognatore inguaribile, una volta finita l'università, decide di partire in bicicletta all'esplorazione dell'est, invidiando ossessivamente i viaggi di Marco Polo. Affascinante ripercorrere quella strada antica quanto il mondo, arteria vitale inaugurata da Alessandro Magno, nella quale scorrevano idee e seta, dall'antica Cina all'antica Roma. Iran, Turkmenistan, Uzbekistan con la sua Samarcanda e poi ancora Tajikistan e Kyrgyzstan con montagne e valichi insormontabili, giungendo infine alla Cina. Il nostro L'Invidioso, nominato da quel momento in avanti Quaquaraquà si interrompe però vergognosamente ad Istanbul a circa 1/25 del percorso pre-stabilito. Tutto molto bello ed affascinante ma aveva male al ginocchio, meglio rientrare. In aereo ben inteso. Voci di maldicenti parlano addirittura di mesi nascosi in una cantina di Mucinasso a cercare invano di riparare una camera d'aria della sua compagna mountain bike.
Insegue attualmente un altro sogno: diventare scienziato. Ci sta provando, con risultati ad ora occultati ai più nell'estremo Est. Amici fattoni, intellettuali rugbysti, madre, padre e fratello attendono con febbrile apprensione il suo fallimento con annesso ritorno. Sua sorella si augura il suo fallimento con annesso decesso. La sua donna, facendo finta di credere in lui, lo ha raggiunto. Probabilmente solo per salvare la vita alle giovanissime thailandesi che Quaquaraquà tiene chiuse nello sgabuzzino.
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Il Marchese
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Il Marchese che ti propone di bere,
prima di andare a bere
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Avete presente quello che succede
quando si incrociano cani di razze diverse, e da questa unione nascono
esemplari piuttosto bislacchi, ma dotati di salute e cervello non comuni? Ecco,
questo è grossomodo ciò che è successo nel caso del Marchese; la differenza,
però, sta nel fatto che a causa del suo rango questi non possa essere definito
“bastardo”.
Già, perché (come ci suggerisce il
nome stesso) da parte di padre discende da un’antichissima famiglia patrizia romana,
lontanamente imparentata persino con gli Jedi, il Tenerone di Drive In e una
nota opinionista italiana d’alto livello di cui ora mi sfugge il nome (la
trovate comunque sulle copertine di importanti riviste letterarie, assieme ai
suoi carlini nonché coautori).
Come poi questa potente famiglia si
sia mischiata con popolazioni esotiche del Nuovo Mondo, lo dovete chiedere a
suo padre Frank, non a me, ma tant’è.
Io so solo che quel che ne è uscito
è un umanoide dalle svariate doti soprannaturali (forse derivategli proprio dal
suo DNA intergalattico).
Di queste, per comodità citeremo
solo quelle più importanti, nonché maggiormente evidenti: una capacità di trasformarsi,
in presenza di etanolo, degna di dottor Jekyll e Mr. Hyde e un incommensurabile
culo che lo rendono capace di sfangarla sempre, ma dico sempre. No, ma per
davvero, SEMPRE.
Il primo potere, direte voi,
parrebbe cosa alquanto comune: persino Nonna Papera, quando si sbronza, passa
dall’essere un’adorabile vecchina ad una cagna del numero uno. Vero. Ma credetemi,
quando questo succede al Marchese, il risultato è quantomeno stupefacente: alla
trasformazione cerebrale canonica si accompagnano evidenti mutamenti fisici, di
cui i più ricorrenti sono rappresentati da:
- marcata divergenza dei bulbi
oculari
- forte arrossamento dei stessi
- cambio di postura, che da quella
del Cro-Magnon passa a quella dell’Homo Habilis
- perdita quasi totale del
collegamento lingua-cervello sin dalle primissime fasi di assunzione
(tecnicamente denominata sbiascichìo)
A questi si aggiungono cambiamenti
comportamentali quali:
- forte odio verso il prossimo, o in
alternativa forte eccitamento sessuale verso le femmine, o nei peggiori casi
odio verso alcune di queste, da lui aggressivamente bollate come “noiose”.
- spinta compulsiva ad abluzioni
nelle pozzanghere
- un’onda antiperistaltica che
provoca vomitamento ad ogni assunzione puntuale (vedi: tiro) di tetracannabinoidi, a seguito di quella suddetta di etanolo
- episodi di autolesionismo più o
meno volontario, quali tentativi di sfondare vetrine con la faccia, o tirare
scherzosi scappellotti a ragazze col moroso sbagliato
- incapacità di rinunciare alla
“stupida”, a fine serata, ovunque ci si trovi e in qualunque situazione (fonti
lo ricordano dopo una notte brava a Pearl Harbour mentre, sotto il
bombardamento nipponico, fermava i passanti che correvano terrorizzati per
sapere se avevano del fumo)
- esibizionismo e mostra dei
genitali in pubblico (caratteristica, questa, comunque persa negli anni… ma poi
chi siamo noi per giudicare?)
- capacità di perdere e non perdere
il portafoglio allo stesso tempo
Tutto questo è oltremodo
impressionante se si ha mai avuto l’occasione di trascorrere del tempo con lui
in momenti di tipo Jekyll. Una persona colta, educata, interessata, galante ed
elegante.
Da provare in entrambe le versioni,
comunque.
Venendo al secondo potere, bisogna
sapere che in svariate occasioni, spesso prodotte dalla sua creatività etilica,
il Marchese se l’è vista piuttosto brutta. Ma ogni fottuta volta se l’è cavata.
In pochi sanno spiegarsi come
puntualmente ciò avvenga, se sia dovuto a un patto col diavolo (stipulato naturalmente
da sbronzo) o se vi sia qualcuno in cui il Marchese non crede che vegli su di
lui dall’alto.
Sta di fatto che in più di una
circostanza, dal famoso svalicamento
ubriaco dell’Appennino Ligure, agli zaini dimenticati a Tavazzano sul treno
locale per Milano, ai rischi corsi nei bassifondi di São Paulo, il nostro ne è sempre
uscito.
L’ultima dimostrazione del suo culo è l’aver ricevuto l’offerta di un
lavoro decorosamente pagato nientepopodimeno che da Berlino e,
chevvelodicoaffare, l’avere già trovato una casa là (di
questi tempi, da quelle parti è più facile incontrare un carabiniere di
Vipiteno che una camera in affitto).
Ultimamente il Marchese si sta specializzando nell’arte dei Genital
Origami, nel disegno di edifici a forma di vulva e nella creazione di un harem
personale. Spesso praticando le tre cose contemporaneamente.
Del Marchese e’
possibile ammirare ancora oggi una rappresentazione marmorea in un’ansa del
fiume Trebbia in prossimità di Travo, l’epigrafe recita “Che l’hai mai
sciusciato?”.
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Iron Man, detto anche Roccia,
l’Immortale o in alcune occasioni il Linfocita e’ un individuo in perenne stato
precario di salute. Di solito non si scherza su chi sta male, ma per Iron Man
sembra proprio che sia il suo sistema immunitario a prendersi gioco di lui. E’
infatti in grado di ammalarsi alla vigilia di grandi eventi come capodanni,
vittorie dei mondiali di calcio, esami, compleanni, gite fuoriporta e scopate
con modelle. Per questo non si separa mai dal suo fido
maglioncino, quali che siano le condizioni metereologiche circostanti: e’ stato
il precursore della moda, ormai esplosa in tutta Europa, di portare un maglione
avvoltolato al collo.
Questa sua caratteristica di debolezza fisica e malattia perenne gli
conferisce un’aura di cucciolosita’ e compassionevolezza che induce gli
interlocutori e i conoscenti ad abbassare le loro difese personali,
permettendo così ad Iron Man di incularli ben benino. Questo individuo infatti
possiede un sadismo innato e rivoltante, un gusto per l’orrido che si cela
benissimo sotto quel sorrisino da orso lavatore con l'AIDS. Gli piace sputare
addosso alle persone quando queste non sono in grado di intendere e di volere,
si avvantaggia a scapito ebeti e ritardati, fa spesso detonare potenti petardi
tra le gambe della gente e adora schiantare oggetti sulle pareti senza
alcun preavviso, in particolar modo giochi ed attrezzi per bambini. Si narra che il suo idolo
sia Welby, in quanto pefetto artista dell’apparentemente innocuo.
Iron Man, quando deve vomitare a
causa di eccessiva ingestione di etanolo o di enterobatteri, scompare come
fanno i gatti o gli elefanti quando vanno a morire e riappare con una tipica
espressione da furetto curioso. Alcolicamente parlando e’ infatti estremamente
rigoroso e metodico: propone ed esegue un obale’ ogni anno dispari, intorno al
secondo mese (febbraio-primi di marzo), poi basta che ha acidita’ di stomaco.
E’ in grado di sbagliare ogni
singola mossa quando ha a che fare con il genere femminile, una dote di cui va
fiero con amici e parenti. Fa un lavoro che non gli piace, ha fatto
un’universita’ che non gli piace, ha genitori che non gli piacciono, probabilmente ha anche degli amici che non
gli piacciono ma ormai ce li ha e non ha sbatti di cercarne di nuovi. Viste le
sue precarie condizioni di salute, i bookmakers danno la sua morte entro il
2020 a 1,13 – solo leggermente piu’ pagata di quella di Reepa, fermo a 1,003.
Ha bevuto l’urina di numerosi membri del Gruppo Merda, ma solo una volta.
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Il Nichilista
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| Un giovane Atreju che di passaggio con il fido Falcor a Borgotrebbia visita il Nichilista |
Il Nichilista e’ odio e devastazione allo stato puro.
Il Nichilista dacche' si abbia memoria ha sempre vissuto vicino al Chikos, accarezzando grassi gatti, selezionando cortometraggi ed ingegnandosi su come odiare e ferire il prossimo.
"Essere umano" dalla bestemmia facile, puo' vantare la produzione di cinici piani malefici, esplicati con fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocita' d'esecuzione.
Appassionato sportivo ha, tra le altre cose, calcato numerosi campi di pallone; nonostante la corporatura del miglior Cristian Brocchi e la tendenza a vomitare in campo degna del miglior Leo Messi, ha con gli anni sviluppato la sagacia e la pulizia negli interventi del miglior Franco Baresi, salvo rendersi continuamente protagonista di purissimi episodi di odio e scherno nei confronti dell'avversario, di qualsiasi etnia e preferenza sessuale.
Dotato di intelletto superiore e per questo ancora piu’ pericoloso, ha raggiunto di recente il punto di saturazione di odio dovendosi trasferire in una lontana e fredda terra anglofona.
Non capire il linguaggio delle persone che lo circondano e’ infatti l’unico modo che il Ninchilista ha per sopravvivere alla sua indole di annientare tutto e tutti.
E’ un letterato e sta attualmente specializzandosi il piu' possibile in una materia senza alcuno sbocco professionale, in modo tale da poter odiare il mondo ancora di piu', una volta che dovra' cercare un lavoro. Ha un debole per le droghe.
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Il Duca della val d'Arda
| Il Duca della val d'Arda mentre riceve la notizia che a Lugagnano, alle 5 del mattino della vigilia di Natale non ci sono bar aperti. |
Caratterizzato da una folta e irsuta
criniera, appositamente acconciata per ricordare il simpatico volto di un
campione motociclistico ucciso da Valentino Rossi, il Duca adora sollazzarsi
con l’ascolto di menestrelli e cantori da tutto il globo. Colleziona in maniera
compulsiva, ed in qualche maniera patetica, tutti i cimeli trovabili ed
introvabili dei suoi beniamini, cercando in tal modo di dimostrare in
tangibilmente, alla compagnia di bifolchi che lo attornia, la sua “sconfinata
cultura musicale”. Notoriamente il Duca, nel proprio tempo libero, apprezza
dilettarsi in quelle che lui ama chiamare "le macchinate dello
sballo", quel che rimane di un’antica tradizione nomade locale, ormai
persa nel tempo e tramandata fino ad oggi proprio dal Duca ma ormai
semplicemente declinata sotto forma di pericolose gite alcoliche fuori porta.
Conosciuto e temuto in tutti i suoi possedimenti terrieri per l’uso
sconsiderato che fa del suo destriero, uno pseudo suv chiaramente taroccato, il
Duca ama moltissimo stronzeggiare di quando in quando per i piccoli villaggi
sparsi intorno al suo demanio. Lo ama fare in particolare quando il sole è
ormai calato e le tenebre avvolgono il suo castello. La notte gli calza a
pennello, l’unico momento durante la giornata dove nessuno lo possa infastidire
con imbarazzanti domande, tipo: “ma signor Duca! Ma lei ha le pupille che son
come due padelle!”. In pochi infatti sanno che "ordinando robi", lo
sport locale più amato e praticato, il Duca cerca solo di scampare a quel
destino baro e infingardo che ha portato molti dei suoi amici a diventare
cerebralmente poco più che vegetali. È per questo che evita come fossero la
peste le cosiddette droghe pesanti, provate una volta a 16 anni e, come lui ama
ripetere, “Mai più!”. Il Duca ama i suoi amici vegetali, anche se nulla hanno a
che vedere con il suo rango nobiliare, i buchi sui loro avambracci gli
ricordano quanto difficile possa essere la vita ai confini dell’Impero. Il Duca
e’ campione del mondo imbattuto dal 1994 di “suonare con le mani al vento
Rocket man di Elton John”, sport in cui si allena quasi quotidianamente.
Attualmente studente di economia in un vicino Ducato, ha deciso di prendersi
una pausa, a qualche esame dal traguardo finale, partendo per l’emisfero
Australe. Forse in erasmus. Forse per una nuova crociata.




Borgotrebbia patria di satanisti
RispondiEliminaGrazie davvero. Dopo averla letta sento di conoscermi un pò di più. grazie.
RispondiEliminaMa un po' di biografie qua?
RispondiEliminaMa un po' di biografie qua?
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