mercoledì 4 giugno 2014

Memento mori

"memento homo quia pulvis es et in pulverem reverteris"  (Genesi III, 19)


Un unico solo momento, tutto quanto intorno rallenta. L’occhio vede, trasmette al cervello, il cervello intima all’occhio di guardare, l’occhio guarda e nel mentre, il cervello, ha già elaborato tutto.- Maledetto infame ma come diavolo fa?- Pensi - Ma qualcheduno gliel’ha mai chiesto di essere così mirabilmente rapido?- Prodigi della natura, concludi. Non lo controlli più direttamente ed ora ti ha già fermato la salivazione. Il vociare euforico del bar non c’è più, persino le giovani donzelle molto succinte e con poca coscienza perdono il tuo interesse, il flusso di pensieri si fa intenso, torbido come acqua di fiume il giorno dopo la pioggia.
Che fare? Muoversi? Ma come potresti.. la fatica è persino troppa nel chiedere, con gentilezza, alle tue sinapsi se mai potessi serrare per un istante le palpebre. C’è solo un unico, grande pensiero che prende forma. La morte. Perchè? Perchè ti sovviene che nel letto di lei già caldo d'amore, di dolore proprio non ne hai provato, pur sapendo che lo avrebbe provato un terzo. Perchè in fondo sapevi che quel terzo, quel prototipo di uomo, avrebbe prima o poi cercato soddisfazione, e l'avrebbe trovata in te per spaccare il cuore di lei. Perché dovresti negargliela? Un poco di altruismo per Giove. Piantala di mentire a te stesso, di rimanere qui a menare il can per l’aia con tutti i tuoi simili non te ne importa più. Sei, oramai da tempo, diventato un accrocchio di piaceri da soddisfare, l’edonismo solo è ciò che ti porta avanti; dinnanzi a te c’è chi agisce per fini più nobili, l'onore. Tu ce l’hai ancora il tuo onore? Mah, forse si, addormentato in un mare di apatia. Be quello che certamente non hai più è un fine. Cercare di incidere qualcosa di positivo nella memoria di chi ti sta intorno, di lasciare un segno tangibile del tuo passaggio, ora sarebbe opera ardua quanto ipocrita. Non c'è nulla in te che meriti il ricordo, la contingenza sola è ciò che governa il tuo mondo.
Pochi istanti e ti sei già tranquillizzato, l'ansia iniziale è svanita e sei tornato lucido come una palla da bowling. Difendersi? Ma per quale motivo dunque. Hai davanti a te un'occasione più unica che rara. Il modo migliore per terminarla, la tua esistenza. Proiettile di luger nel cervello e arrivederci. Anche per chi pensasse che essere l'attore non protagonista di un tradimento possa essere colpa, beh, diventerebbe colpa espiata. Andarsene senza l’onta del suicidio e senza sperare in un disastro aereo durante il prossimo viaggio, entrambe modalità di trapasso che non avrebbero alleggerito la tua anima per un eventuale incontro postumo.
Reagire quindi? Macchè.. paradossalmente riuscire a stoppare il flusso di odio nel mentre del suo orgasmico compimento farebbe bene al tuo carnefice, ma non a te, egoista del cazzo. Scegli quindi implicitamente di diventare il mandante del tuo omicidio, ignaro di sporcare la tua coscienza ancor di più.
Smetti di pensare, l'atto capitale sta per essere consumato e te lo vuoi godere, come fosse la prima sigaretta della giornata. Ti slacci il secondo bottone della camicia ed ordini un cordiale che non berrai, con il solito, ammaliante, sorriso da stronzo sulle labbra. Ci vogliono stile e comodità, in certi momenti.

Provare e riprovare


Provare e riprovare è un meccanismo  permette di sbagliare senza alcun rimpianto.
L'ncipit è degno del miglior Salvatore Bagni e farà in.modo che il lettore non si  crei troppe aspettative.
Oggi mi sento come il principe azzurro  del sacro impero di Soragna (http://www.pramzanblog.com/2010/08/pramzanblog-intervista-diofebo-meli.html?m=1).
Indeciso nel far spola tra divano e bagno  Extreme tube-ananas -beeg decido che la mia domenica può essere diversa e non  pateticamente a base di seme.
La disamina del patetico....pensieri senza senso. 
Cercare di imbastire un pensiero più articolato del solito che mi faccia apparire meno mediocre di quanto in realtà Io sia.
Apprezzare la vita perché sorge la.possibilità che  potresti perdere tutto  ti porta ad abbassarti i pantaloni e dargliene come un fabbro.
È dura la realtà per un masturbatore compulsivo come me...
a volte penso a quanto seme scorre nelle fognature e mi domando se Splinter ci faccia la mozzarella e se la mozzarella di seme sia meno dannosa rispetto alla bufala Campana.
Napoli.Naples.Nipple
Si torna sempre lì;
fui borseggiato a Sorrento nel 99 e li nacque il mio disprezzo per la terra Partenopea
Mi rubarono 100 mila lire E
rimasi alla mercè dei mie compagni delle medie.
Tristezza e odio mi smuove Napoli
Odio tutto in modo indiscriminato di questa latrina 
Odio Pulcinella, la pizza fritta,Tony Servillo e gli ultrà in generale l.
Auguro a de Laurentis una malattia autoimmune rarissima e boicotto la pizzeria  marechiaro  di Piacenza dal 2003
Se volete investire in beni rifugio puntate sul Vesuvio e sulla cancellazione della punteggiatura.
Arh arh come gioca Pirlo.

Fauna di provincia




Certe persone sono come i licis. Fuori duri, spinosi ed apparentemente poco appetibili. Ma basta passa rompere il loro fragile guscio che subito se ne scopre una parte interiore ricca e dolce, ma a volte anche viscida.








La provincia, di per sé, si sa, spesso non riserva grandi soddisfazioni. Soprattutto per chi ci vive. Cioè pensateci…fa schifo la provincia di Milano, figuratevi di Piacenza. Chi viene da fuori ovviamente non ci pensa. I classici tormentoni sono “Ma c’è Grazzano Visconti, è un paese medievale bellissssimo!”, oppure “C’è la Val Trebbia, Hemingway diceva che è la più bella del mondo”.  Per carità, certe volte simili esternazioni mi rendono felice, quasi orgoglioso. Mi fanno capire che non è proprio tutta merda. Altre però, mi fanno scappare un finto sorriso di facciata, per soffocare un roboante “ma vaffanculo “che mi viene da dentro. Io ci sono nato qui, è tutta la bellezza di questi posti ha finito con il diventare normalità, scontata e noiosa normalità…che poi dico io, parlassimo della valle del Mississipi, o di Albarracin…la val Trebbia e Grazzano Visconti, Cristo…
Poi te ne vai, ovvio. Per questo te ne vai. Perché non ti passa più. La realtà in cui vivi ti toglie l’aria. Poi però certe volte, certi giorni, pensi un po’ a quel posto dove sei praticamente nato. Un cazzo di buco, certo, quello è e quello rimane. Ma forse solo in superficie. Anche un buco, in fondo, parafrasando quella santa donna di Cicciolina, può essere a suo modo profondo. Penso a tutte quelle persone che ho inevitabilmente incrociato in questo minuscolo ma profondo buco, faccio come dei viaggi mentali, partendo da casa mia, lasciandomi trascinare da flussi di pensieri randomici, manco fossi James Joyce…
Già solo pensando al cortile di casa mia, mi viene in mente quel muratore, col cappello di paglia e dei lunghi capelli neri al di sotto, canotta arancione sbiadita, classico jeans a pois di calcestruzzo ed onnipresente sigaretta all’angolo della bocca, da vero boss. Da piccolo ci giocavo a pallone assieme. Ma perché voleva lui, io non volevo mica. Io di lui avevo una paura fottuta. E avevo ragione ad averla: mi ricordo di un giorno (avrò avuto otto anni o giù di lì…) nel quale mi intimò di passargli il mio Tango nuovo di pacca. Io ovviamente obbedii senza fiatare e lui ci tirò una punterlata talmente potente che me lo bucò. Trattenni a stento il pianto, di fronte al suo visibile imbarazzo. Forse, a memoria, il mio primo trauma infantile.
In linea d’aria a meno di duecento metri da casa mia, abita Orso, lui con sua madre. Ha avuto un’infanzia difficile, Orso: sua madre lo ha tirato su come un soldato. Gli ordinava persino quando andare a pisciare, e se non ubbidiva gli strillava in faccia e lo pigliava a schiaffi. Il padre gli è morto quand’era piccolo, non ricordo di cosa. Penso di una malattia cronica grave. Avevo un bel rapporto con lui: da bambini giocavamo al Super Nintendo assieme, e anche alle superiori, di ritorno da scuola, facevamo un pezzo di strada assieme. Spesso mi fermavo da lui qualche minuto, parlavamo di cazzate, ma si passava il tempo. Poi un giorno abbiamo avuto una litigata furiosa, ha detto che per lui eravamo tutti “amici di comodo”. Da allora se ci salutiamo quelle poche volte che ci incrociamo è già tanto.
Lì alla fermata del bus c’era il bar di IlMichele. Il suo marchio di fabbrica era il saluto: “Sciao belo!”. Ho passato lì innumerevoli pomeriggi a giocare ai videogiochi (“mi cambi tremila lire e me le segni?”). Aveva una faccia da buono, IlMichele, mi ricordava uno dei personaggi di Indovina Chi, quello pelato con i capelli grigi ai lati. Non mi ricordo quando ha chiuso, saranno quindici anni ormai. Girava voce che avesse una collezione di filmati pedopornografici in tavernetta e che sia andato nei casini per questa storia.
Andando più in là c’è il parco giochi. Lì andavo e mi prendevo costanti sfottò dai bambini più grandi. L’episodio che più ho a cuore però è una serata passata a parlare da solo con uno dei miei migliori amici di allora, tale Pelo: eravamo entrambi due ragazzetti vivaci e un po’ sfigati, entrambi tifosi sfegatati del Milan,e questo ai tempi era già più che sufficiente per andare d’amore e d’accordo . Mi ricordo che gli piaceva un sacco quando gli parlavo in inglese e quando gli cantavo una canzone dei Rhapsody, di cui in questo momento non ricordo il titolo. E’ andato nei casini quando si è scoperto che inculava agli altri i soldi del fantacalcio per pagarsi il fumo. E’ stato quindi isolato dal gruppo e tutto quello che ho saputo dopo di lui è che ha fatto dentro e fuori dal SerT per un bel pezzo. Roba pesante. Pare che suo padre abbia dovuto vendere la sua attività per pagargli la disintossicazione.
In fondo alla stessa via vive Andy la Mala Pierna, altro amico di infanzia e compagno delle elementari. Faceva il power ranger verde (o bianco, che dir si voglia). Sta con tale Claire da anni, credo siano ancora assieme. Una brava persona. Famiglia ricca. Ha fatto l’università per un po’, poi ha piantato lì. Diceva che studiare non faceva per lui. Una volta mentre giocavamo a casa sua ho chiuso le dita di suo fratello piccolo nella portiera della macchina. Ma forte. Non so come ho fatto a non staccargliele.
Attraversiamo la strada. C’è il bar. Il bar del Destro. C’è stato un periodo in cui giravamo io, il Destro e un altro ragazzo, il Morto. Eravamo inseparabili. Giocavamo a pallacanestro assieme, quasi tutti i giorni. Venivano da me perché in cortile avevo il canestro più basso e si poteva schiacciare ed appendersi. Facevamo le serie NBA con le figurine dei giocatori di basket americani, e siccome tutti e tre avevamo comunque dei cortili con dei canestri, facevamo le serie fino a gara 7, in casa e fuori. Ci credevamo da dio. Ora il Destro c’ha il bar, e il Morto ha preso una laurea in Università super figa ed è chissà dove. Questo è uno intelligente e di buona famiglia (e non sempre le cose vanno di pari passo). Però guarda caso pure lui è scappato.
Nella piazza dove abitava il Destro ci giocavamo a nascondino. Lì vivevano anche il Red e la Ciliegia, gli ultimi amici che ho perso, ma che ho conservato fino ai tempi dell’università. Il Red è sempre stato un sciallone, ora cura le piante, per dire. Ogni tanto ci sentiamo ancora. La Ciliegia ed io passavamo le notti a girare con la sua macchina: io, lui, il sopracitato Red ed un altro tipo di un paese vicino, il Maestro, che si scoprirà poi gran pippatore. Consideravo la Ciliegia uno dei miei amici più cari, l’ultimo dei Mohicani, lo zoccolo duro. Ogni volta che tornavo a casa lo chiamavo sempre. Passando davanti a casa sua in macchina mi giravo per vedere se la sua di macchina era parcheggiata lì fuori: se c’era sapevo che era in casa e che lo potevo chiamare per uscire. Poi una volta mi ha dato una buca clamorosa, senza neanche avvertirmi, in occasione di una ricorrenza per me molto importante: da allora ho tagliato i contatti. Ma quando passo davanti a casa sua giro ancora la testa per vedere se c’è la sua macchina, anche se sono anni che non lo chiamo più. E’ un riflesso condizionato che da allora sto provando a levarmi. Fino ad ora non ci sono riuscito.
Più in là ce la strada che porta fuori dal paese. Ci vado spesso ancora adesso, quando esco a correre. Lì, su quella strada, c’è il cimitero dove sono sepolti i miei nonni, Carmine e Concetta, unici due nomi non di fantasia di questo scritto. Forse le uniche due persone con cui vorrei ancora avere davvero un rapporto tra tutte quelle che stanno ancora in quel paese, ed ironicamente, le uniche con cui non potrei mai nemmeno volendo.
Ce ne sono tanti altri di personaggi come quelli di questa storietta, racchiusi in questo paesello della meravigliosa provincia di Piacenza, classico posto dove “non succede mai un cazzo”, come ce ne sono milioni in tutta Italia, posti dove o scappi o ti droghi. Ma è comunque gente, ognuno con il suo vissuto, le sue cazzate di gioventù, i suoi segreti, paure, speranze…storie. Certo che avrei potuto soffermarmi un po’ di più su questi personaggi a volte, cercare di capire di più di loro, del perché di certe loro scelte od azioni…in fondo ho vissuto lì quasi vent’anni. A volte un po’ ci penso, ma penso anche che in fondo ci avrei trovato ben poco di interessante, un po’ come frugare nella spazzatura.

Altre volte però ci penso un po’ di più, e lo rimpiango.

martedì 3 giugno 2014

La rubrica del Lunedì al Martedì


"Il più classico dei classici, immancabile in ogni serata devasto che si rispetti. E' consigliabile associarlo a balli etnici e rottura di bichieri. Per cominciare la settimana con il sorriso, ricordandoci che c'è gente meno fortunata di noi (no, non parlo del bimbo).


e per chi fosse interessato ad approfondire la questione 


Si dice fosse il suo brano preferito.


Testo in ebraico Traslitterazione Traduzione
הבה נגילה Hava naghila Rallegriamoci
הבה נגילה Hava naghila Rallegriamoci
הבה נגילה ונשמחה Hava naghila ve nis'mecha Rallegriamoci e siamo felici

(ripetere due volte)
הבה נרננה Hava neranenah Cantiamo
הבה נרננה Hava neranenah Cantiamo
הבה נרננה ונשמחה Hava neranenave nis'mecha Cantiamo e siamo felici

(ripetere due volte)
!עורו, עורו אחים Uru, uru achim! Svegliatevi, svegliatevi fratelli!
עורו אחים בלב שמח Uru achim b'lev sameach Svegliatevi fratelli col cuore felice

(ripetere quattro volte)
!עורו אחים, עורו אחים Uru achim, uru achim! Svegliatevi fratelli, svegliatevi fratelli!
בלב שמח B'lev sameach Col cuore felice