There was an Old Sailor of Compton,
Whose vessel a rock it once bump’d on;
The shock was so great, that it damaged the pate,
Of that singular Sailor of Compton
Perdonate la poca
concretezza di questo testo, non sono mai stato bravo con le parole, o forse
sì, non l’ho mai capito sapete?
E poi cosa vuol
dire essere bravo con le parole? Bisognerebbe distinguere, almeno, tra chi è
bravo a parlare e chi è bravo a scrivere, non vi pare? In ogni caso sono fervidamente convinto che
alle base di ogni cosa ci sia l’interpretazione. Nulla è qualcosa senza
l’elemento più soggettivo, personale e mutevole del cosmo: l’interpretazione.
Per questo vi offro questa breve accozzaglia di parole (chiamarlo testo è troppo
a parer mio), sarete voi a darne il significato che riterrete più opportuno.
Va Be, veniamo a
noi: questo è un piccolo, doveroso e forse irrispettoso tributo a Piacenza;
città che ha avuto la sfortuna di vederci crescere e di cullarci fra le sue
“dolci” braccia, tra il Po e la Val Trebbia, e che nel bene o nel male rimarrà
dentro tutti noi.
Poche semplici precisazioni prima di partire:
- Non aspettatevi introduzione, sviluppo, né tanto meno una conclusione. Perché? Perché lo decido io, ecco perché
- Tutti i riferimenti a cose, persone, luoghi, citazioni e altro sono reali, ma io non sono nato a Piacenza
- Scrivo senza aver assunto nessun tipo di sostanza (con buona pace del compianto Coleridge, tra l’altro a me il Romanticismo fa proprio cagare)
- Se dovete lamentarvi di qualcosa scrivete alla mia mail privata bimbo87@veryhotmail.org
- Vi ho già detto abbastanza, se non capite, siete dei ritardati
- Ah quasi dimenticavo: da piccolo volevo fare il poeta, ma questa è un’altra storia
Se Piacenza fosse…
…una ragazza sarebbe timida, riservata, un po’ impacciata e
a tratti noiosa da ascoltare (sì esatto proprio come quella ragazza cui state
pensando). La darebbe molto poco, a parte rari casi di perdizione totale (festa
degli alpini, la propria laurea o quella volta che pensava di aver incontrato
l’uomo della vita, ma era solo il classico fesso con le parole giuste). Bar
Mazzini, la Mini, vestiti firmati, capello in ordine, tutto al suo posto,
almeno così crede lei, ma pochi ragazzi che le ronzano attorno. Perché?
…una posata da tavola sarebbe un
cucchiaino: per nulla indispensabile, utile solo per zuccherare il caffè o per
degustare il famoso profiteroles delle Caravelle. A volte ne senti la mancanza, ti servirebbe,
sarebbe utile, ma in ogni caso puoi trovare dei facili e immediati sostituti
come un cucchiaio più grande o il manico di una forchetta anche se non sono
esattamente il fottutissimo cucchiaino di cui avresti veramente bisogno. Tra l’altro, il profiteroles non si mangia
con la forchetta da dolce?
…un panino, sarebbe il McToast: il panino più leggero e
insignificante della storia. Lui sta li sereno, aspettando che una mandria di
fattoni faccia la cagata di scommettere chi ne mangerà di più. Quel giorno (forse
è meglio dire quella notte), dalle parti di Sant’Antonio, si sente realizzato e
può starsene tranquillo per un po’, soddisfatto, impettito, guardando dall’alto
in basso i vari panini McStocazzo. Meglio
un giorno da McToast o 100 da Crispy McBacon?
…un mezzo di trasporto, sarebbe una
bicicletta. Ci puoi andare in giro quanto vuoi, dove vuoi, ma purtroppo fino ad
un certo punto. Ha evidenti limiti, come ad esempio le condizioni meteo o le
lunghe distanze, ma anche qualche pregio (come la possibilità di sfuggire all’alcol
test). Se sei abituato, è difficile riuscire a farne a meno, perché ti da quel
senso di sicurezza e libertà, che difficilmente troverai in un altro mezzo di
trasporto, che sia auto, treno o un più spumeggiante deltaplano. A proposito, chi viene con me a bruciare
tutte le bici a scatto fisso di questo mondo?
…un’opera d’arte, sarebbe “Mistero e malinconia di una
strada”, Pacchio (Re d’Italia), 1914. Sì sì, ok qui sta diventando tutto troppo
serio, ma è la verità. Piacenza è una città dove nessun oggetto/cosa/persona sembra
avere un vero e autentico rapporto con gli altri. Tranne forse una manciata di
ragazzi, troppo diversi fra loro, ma così simili. Saranno mica gay?
…una droga senza dubbio il famigerato
Toboga/Jollone/Trombettone. Chi meglio di Piacenza ti regala momenti di pura
follia, delirio, esaltazione, “ridarella a crepapelle”, ma ti può rendere molto
spesso pigro, demotivato e apatico? Non vuoi fumarne un altro, ma lo fai. E poi
ti fa venire fame, una fame incontrollabile.
Questi effetti me li ha raccontati
mio cugino, o era tua cugina?
…un animale: ah, qui potevo sbizzarrirmi,
sparare cazzate del tipo un kiwy, una pantegana, un’aquila reale. No, in realtà
Piacenza è né più né meno un bastardino, di quelli che abbaiano poco, si fanno
i cazzi loro, che anche da piccoli non erano per nulla belli o socievoli (esatto,
non Demone, non ci puoi andare rimorchiare sul faxhall). Ma comunque svolgono
il loro merdoso compito: ti fanno capire che ci sono cani più belli e più
ganzi, ma vuoi mettere la soddisfazione
di avere un cane che non rompe la minchia e se la shalla con te ogni tanto
senza chiederti nulla in cambio?
…una condizione meteo sarebbe la
pioggerellina fitta fitta che costantemente bagna la tua esistenza…
Vi avevo anticipato che non ci sarebbe nessun
filo logico; o forse sì?
Posso solo dirvi, porca di quella
puttana, che volevo scrivere un limerick…ma non ne sono stato in grado.
Dopo la Pioggia viene sempre il Sereno e
comunque l’ombrello è da sfigati.
A
voi
PS
Piacenza sapete veramente cos’è? E’ un
sistema di unità di misura, una stella polare, un punto di riferimento che
permette di giudicare e riflettere su tutte le esperienze passate, presenti e
future, concrete e astratte.
E ora, posso dirlo:
BUON VIAGGIO
Viva il MacToast e viva i profitterol delle Caravelle, sono quelle cose alle quali penserai un secondo prima di morire dissanguato in un incidente stradale. Le cose che hanno contato per davvero.
RispondiEliminaA PIACENZA C'E' NATO L'INZAGHI E ARMANI
RispondiEliminaChiccazz'è la timidona? Dai che sguinzagliamo i dogs..
RispondiElimina