lunedì 25 agosto 2014

Amigdala CDD

Sleeping late with a headache - Perfect weather
Congregate
Lay in wait for an answer - They're still waiting
Nothing's moving - Radiates
Everything lasting for seconds
Evaporated
Lovers' lips - Drinking late at the station
Smiling faces - Comic weep
Wiping your face in whatever
There's an answer.




Perche’ sto scrivendo questo? Credo sia la cosa piu’ vicina ad un testamento, ad un segno tangibile del mio passaggio attraverso questa palude del cazzo prima di scomparire per sempre. Un testamento, scritto di getto. Prendetelo come tale.

Fottuti gialli, ci arrivarono prima di tutti gli altri. Non e' stata una sorpresa per nessuno.
La prima notte che provai il dispositivo Amigdala gia' sapevo che sarebbe andata a finire cosi, un presentimento tanto oscuro quanto confortante mi aveva sovrastato al mattino, facendomi sogghignare con un'aria tra l'ebete e l'assassino seriale di puttane. Avevo la stessa sensazione che credo si abbia prima di lanciarsi dal tetto di un palazzo e sapere che ad aspettarci a terra ci sara' fottuto asfalto, ma coperto da tanta, tantissima spumosa panna montata.
Ecco, sto delirando di gia', cazzo. La nausea che non va via.
Niente è buono o cattivo, se non è tale nel nostro pensiero.

Lucido, stiamo lucidi. Ma prima vomitiamo un attimino, dai.
E spieghiamo meglio il seme da cui tutto e' nato: il dispositivo Amigdala, o come lo chiamano i fottuti gialli, l'Amigdala CDD e' un piccolo bypass che installano a ricchi e facoltosi stronzi come me. Punto.
In pratica, serve a creare un ponte tra due fasci di neuroni che, stando a come il buon padreterno ha creato le cose, non si dovrebbero toccare. Ecco, l'Amigdala CDD li mette in comunicazione. Facile.
I gialli e quei mangiamerda degli americani si sono dati battaglia per un paio d'anni, sfidandosi su chi sarebbe per primo stato in grado di mettere in commercio l'aggeggio basato sul principio che alcuni studenti di una universita' in Russia, ragazzi morti di fica sicuramente, avevano teorizzato per primi.
Quel ghigno da suicidio nella panna montata ce l'avevo stampato per la successiva settimana, dopo la prima notte dall'installazione.
La prima notte, chissa' che cosa ho sognato, neanche lo ricordo.
Merda, si vomita di continuo. Ormai arrivo a passare in bagno la maggior parte del tempo da sveglio.  Effetto collaterale migliorabile, cristo.
La prima notte dicevamo. Ricordo che quando mi sono svegliato ci ho messo molto piu' del solito a spegnere la sveglia, cosa che non mi succede spesso.
Alzarsi dal letto e infilarsi le pantofole era sembrato uno sbarco in Normandia del cazzo. E tutto il giorno in quella gabbia di ufficio a tenere d'occhio fluttuazioni dei mercati, ForEx e cagate simili, l'ho passato a massaggiarmi l'interruttore dietro l'orecchio, ricordo bene la cicatrice ancora fresca vicino al piccolo tasto, con i piccoli grumini di sangue che ricalcavano i punti. Inquietante, lo so. Aggiungeteci il ghigno.
Dopo la panna montata ci aspetta il crudo asfalto, ma nessuno puo' toglierci il ghigno mentre guardiamo il mare soffice sotto di noi. Non me ne potrebbe fottere di meno di sapere che il mio cranio si spappolera' a terra come un'anguria marcia. Mi godo il momento, come va di moda dire su facebook. La mia vita, al momento, e' una ficata, ed e' una ficata grazie ai miliardi che mi hanno permesso di comprare questo cazzo di pulsantino dietro l'orecchio. Grazie ai gialli. Grazie agli studenti morti di fica di Sticazzigrad.
Da dove vengono questi miliardi? Bravi, bella domanda, questo e' il senso del tutto. La mia storia e' il centro, il lungo percorso che mi ha portato fino al baratro di panna montata. Un povero stronzo, ne' ricco ne' povero, vissuto ad Avon, tra piene improvvise, ragazze di cui innamorarsi, ragazze di cui approfittarsi e gli amici. E la scrittura. Mi piaceva scrivere. Scrivevo stronzate eh, piccole fiabe per malati di vita, le scrivevo a quei tempi, le scrivevo d'impeto, stavo alzato la notte per finirle. Tragedie perlopiu'.  Poi arrivarono le opportunita'. L'universita' per culi ricchi, quelli coperti da pantaloni costosi di marche che neanche sapevo esistessero. Imparare a leggere e interpretare dove si spostano i soldi per poter fare soldi. Sempre meno piene improvvise, sempre piu' ragazze di cui approfittarsi e sempre meno ragazze di cui innamorarsi. Sempre meno notti insonni con la penna in mano che ci si deve svegliare presto. Gli amici sempre li', ma con i loro cazzi, si sa.
Il cervello costruisce barriere, indispensabili per sopravvivere, e' evoluzione. Quelli che si sparano in faccia non hanno un cervello abbastanza efficiente nel metter su quelle barriere. L'ho sempre pensato: se non sai dimenticare il passato, se non sei in grado di chiuderlo in una stanza e sbirciare da una fesura ogni tanto, come puoi andare avanti? Come fai ad andare avanti sapendo che la poesia e' sempre meno, che tutto diventa sporco, blando, comprabile?

È un po' di tempo che, non so perché, ho perso tutto il mio brioso umore, tralasciato ogni usata occupazione; e ciò grava a tal punto sul mio spirito che questa bella struttura, la terra, mi sembra un promontorio senza vita, questo stupendo baldacchino, il cielo, questa splendida volta, il firmamento, questo tetto maestoso, ingemmato di fuochi d'oro... ebbene, per me non è nient'altro che un odiato pestilenziale ammasso di vapori. Che sublime capolavoro è l'uomo! Quanto nobile nella sua ragione! Quanto infinito nelle sue risorse! Quanto espressivo nelle sue movenze, mirabile: un angelo negli atti, un dio nell'intelletto! La bellezza dell'universo mondo! La perfezione del regno animale! Eppure che cos'è agli occhi miei questo conglomerato di terriccio? 
Un sbrilluccicoso letamaio di merda.
Non me ne frega piu’ un cazzo di quello che succede in questo sudicio mondo di formichine. Niente. Voglio solo tornare a dormire, a sognare, e appena mi sveglio la mattina ricominciare da capo. Svegliarmi nella notte col sorriso e riaddormentarmi fino a mezzogiorno. E ricominciare.
Gli studentelli morti di fica l'hanno capito subito. I sogni e i ricordi sono due rami del cervello vicini. Si sfiorano spesso, giocano tra di loro, si citano a vicenda, ma non si toccano mai. Qui sta la chiave di cui i gialli si sono impossessati per primi.
Altro vomito, nausea, sorriso alla panna montata. E un buon letto. Questo mi serve, un gigante materasso e il buio assoluto, lenzuola di seta per non sentire il sudore appiccicaticcio.
Incredibile come guardo con sprezzo e schifo alla vita passata. Mi sale la rabbia, cazzo. Perche'? Vedete, appena si comincia a guadagnare un po' di soldini, sembra che lo sport piu' appagante sia farli uscire dal portafoglio per mangiare robe che non valgono neanche un decimo di una pasta aglio e olio da sbronzi alle 5 del mattino. Lasciate stare i fricchettoni o gli "artisti", quelli che dicono che i soldi non danno la felicita'. Non hanno capito un cazzo della vita. Son teorie che van bene per chi non vuole vedere quanto e' profonda la tana del bianconiglio, e io ritardato non lo sono mai stato. Neanche un sempliciotto. Per apprezzare i piaceri che non puoi comprare, quelli piu' belli, devi prima essere in grado di comprarti buona parte di tutti gli altri. Fricchettoni del cazzo, menti semplici. Gente da invidiare, se non fosse per la loro stupidita' che sfortunatamente non possiedo.
In ogni caso, facendo la mia vita da utilizzatore finale di soldi, ho scoperto che pupe che frequentavo hanno storie tutte uguali. Diverse, ma non riuscivo ad ascoltarle, la mente viaggiava da un'altra parte. Tutte disilluse, tutte sporche, non valgono neanche un minuto speso nei vicoli ingialliti dai lampioni quando fa freddo, quando sei con la ragazza che sai che amerai per sempre, finche' adolescenza non ci separi. Eppure lo facevo. Lo facciamo tutti, spendiamo soldi per del sushi fatto a mano dal giapponese che ha studiato alla fottuta accademia del sushi di Mifuma Lamoto. Ci abituiamo tutti a trovare interessanti ragazze che sono ordinarie, usurate dalla vita e che vanno avanti come facciamo noi, grazie alle barriere.
Avevo in cuore un conflitto che mi toglieva il sonno. Stavo peggio d'un prigioniero in ceppi. D'un tratto, con un gesto temerario (e sia lode all'audacia, in questo caso: l'avventatezza talvolta, diciamolo, ci soccorre laddove ci falliscono le nostre trame, le più meditate; e ciò valga a insegnarci che c'è un Dio che dà forma e sostanza ai nostri fini, comunque li abbozziamo) presi la decisione finale. L'Amigdala e il mostruoso prestito per comprarla. Ce l'avremo su questa terra solo in 4 o 5. L'installazione costa, la tecnologia costa e soprattutto solo un malato mentale come me si pianterebbe un bypass nel cervello che e' stato provato solo sulle fottute scimmie, senza passare al vaglio medico del test di impianto su schiavi africani o indiani. Noi ricchi siamo esigenti. Ma a questo giro avevo fretta di provare. La nausea non me l'aspettavo. Ma sti cazzi.
Come so che finira' male, nonostante l’audacia di gesti temerari venga spesso premiata? Conosco un altro idiota che si e' fatto pimpare il cervello, un negro americano ricco in culo come me che ho incontrato in clinica un mese fa, si e’ fatto l'operazione subito prima di me. Ci siamo incrociati sui lettini della clinica nel corridoio. Quando i macellai finirono anche con me, ci hanno piazzati nella stessa stanza per monitorarci come cavie. Nell’attesa ci siamo scambiati due parole e i biglietti da visita come i cani si annusano il culo, per educazione. Ecco, quel tizio mi ha scritto qualche giorno fa, dal nulla, credo in preda ai deliri. Non si capiva una minchia di cosa scriveva. Ho risposto:

Dear Mr. Negro,
non capisco una minchia di cosa scrivi.
Best regards

Mi ha risposto la moglie dopo una settimana, dicendo che l'adorato maritino afroamericano (ha scritto AFROAMERICANO in maiuscolo la cagna) e' in coma e se poteva contattarmi per rivolgermi alcune domande sulle mie reazioni dopo l'uso dell'Amigdala CDD, questione di vita o di morte.
Mi veniva da vomitare, ma sono riuscito a mettere il suo indirizzo tra lo spam prima di lanciarmi al cesso.
C'e' un rischio alto, che richiede consapevolezza, quando si decide di cominciare a controllare i propri sogni. Ma bisogna essere delle gigantesche teste di cazzo nostalgiche per decidere di sognare i propri ricordi. Niente è buono o cattivo, se non è tale nel nostro pensiero, come dicevo. Io, nel mio pensiero, sapevo che quello che stavo facendo era fottutamente cattivo.
Ricordare e' un processo che passa attraverso delle barriere di realta', i muri che ci permettono di relegare i ricordi allo stato di ricordi. I sogni, si sa, sono reali, cazzo. Rendere reali i ricordi e' un passo che puo' distruggere tutto, le barriere e i filtri che ci imponiamo crollano e non ci lasciano piu' nulla per difenderci dalla delicatezza e dall’innocenza del passato, bello o brutto che sia stato. Nulla per difenderci dalla nostalgia che mangia lentamente il cuore, e ti accorgi dei morsi ogni mattina quando ti svegli. E ghigni a guardare l’impronta dei denti. Ghighi perche' hai passato la notte a vivere il tuo diciottesimo compleanno. O il tuo secondo bacio con la ragazza che ami, che il primo e' sempre un casino. Perche' hai vissuto di nuovo un ricordo di cui ti eri dimenticato, che si nascondeva dietro la sua leggerezza. Ghigni perche’ sei stato felice di nuovo, puro ancora una volta.
Chissa' quale sara' la mia ultima notte prima che l'assenza di barriere mi porti nel buio, la' dove il simpatico negro ha deciso di andare a vedere per primo come si sta. La mia unica paura, la cosa che mi fa tremare i polsi, e' di scomparire, di non poter piu' sognare, ricordare, o tutte e due le cose contemporaneamente.
C’e’ una sola nota positiva in tutta questa storia che sa di nostalgia marcia, insana, nauseante. Sono tornato a buttare giu’ due righe, nei momenti in cui sono sveglio e non piegato sul cesso. Sono rari e preziosi momenti che mi fanno sentire meno ripugnante, in cui mi accorgo in fondo sono solo un tenero perdente di successo, un’anima persa come tante in questo sciame di stronzi che girano la testa dall'altra parte cercando di farsi meno domande possibili.
E la questione, la domanda che e' diventata fedele e inseparabile compagna della nausea e' sempre la solita, da sempre, solo che piu' passa il tempo piu' diventa pesante sentirla ronzare in testa quando ci si alza la mattina, quando si mangia il sushi, quando conosciamo una nuova ragazza... La domanda e' sempre quella... Se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire… nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali di cui è erede la carne: è una conclusione da desiderarsi devotamente.
Morire, dormire. Dormire, forse sognare.
Sì, qui è l’ostacolo, perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale deve farci esitare. È questo lo scrupolo che dà alla sventura una vita così lunga.
Nel dubbio, dopo la pioggia c’e’ sempre il sereno, no? E comunque, l’ombrello e’ da sfigati.

‘Notte, ora di dormire.

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PENOSO.