Oggi è Venerdì, non il solito Venerdì, ma
è il Venerdì giusto, me lo sento. Musica a tutto volume, mi preparo in fretta e
in un attimo sono pronto per uscire. Appena raggiungo gli altri, nel solito
pustas che a noi però piace così tanto, capisco che ho esagerato, troppo in
tiro in confronto all’arredamento che mi circonda. Chissene frega, niente mi
distrarrà dal mio reale obiettivo, rimango carico.
Mentre tutto il mondo si sfonda di cibo
al tanto chicchettoso apericena, io bevo il classico negroni bello sbiotto. Mi
piace apprezzare il gusto del mio beverino senza che il cibo ne alteri il
sapore e gli effetti. Ogni volta è in grado di regalarmi sensazioni diverse,
forse perché la barista che me lo prepara ogni volta non ha ancora capito che
ha sbagliato lavoro.
Soddisfatta l’esigenza di bere il primo
robo della serata, ci spostiamo alla festa. E’ un evento più unico che raro, ma
stasera è la volta buona, lo sapevo che era il Venerdì giusto. Arrivati alla
tal festa del tale “amico” nel tal posto, ci rendiamo conto che è un macello
assurdo. Per un attimo ci consultiamo chiedendoci se non sia il caso di
andarsene via. Ormai però siamo qui e quindi facciamo la cosa più intelligente:
la coda al bancone. Giunto il nostro turno ordiniamo i gin tonic d’ordinanza, due mani due cocktail
perché nessuno ha voglia di rifare la coda.
Mentre sorseggio il mio drink mi guardo
intorno con occhio tecnico. E’ un attimo, l’ho già individuata. Povera lei, è
lì ferma a parlare con le sue amiche ignara della fortuna che le è toccata
stasera. Quella fortuna, sia chiaro, sono io. Non l’ho mai vista prima. Cosa
difficile da dire in una città in cui hai già incontrato più o meno tutti
almeno una volta, ma ne sono più che sicuro perché una morettina così buona me
la ricorderei sicuramente. Ha delle bellissime labbra carnose che gridano al
limone duro, occhiali grossi che fanno tanto segretaria porca (lo so, è una
deviazione professionale), due tette da perderci dentro la faccia e un culo
talmente sodo che se provassi a schiaffeggiarlo ci perderei la mano, ma io lo
vorrei fare lo stesso. Sbadabammmm…
Bevo il primo cocktail lentamente, ma
solo per darmi il tempo per capire da che parte sferrare il primo colpo del mio
attacco alla preda. Nel frattempo penso e realizzo che ho due possibilità.
La prima, la più istintiva, sarebbe
quella di andare da lei con fare deciso, tirare fuori il pitone che mi ritrovo
ad avere tra le mie gambe, appoggiarlo in modo energico al tavolo al suo fianco
ed esclamare “ciao bella, che cosa ne vuoi fare di tutto questo bendiddio?” (la
doppia d è un classico, serve a fornire più spessore e virilità a quello che ho
da offrire). Nonostante il gin tonic capisco a mio malgrado che il pitone deve
aspettare calmo nei pantaloni perché così facendo rischierei solo di ricevere un
sonoro schiaffo in faccia. C’è da dire però che un tal approccio sarebbe la
soluzione di tanti mali. Una tecnica così facile, veloce ed immediata potrebbe
evitare lunghi corteggiamenti che il più delle volte risultano essere superflui
e noiosi. Si potrebbe capire subito il reale interesse della fanciulla in
quello che abbiamo da offrire dandoci la possibilità di cambiare obiettivo
qualora lei non fosse interessata. Mi ritornano in mente le sante parole del
più bell’approccio uomo donna della storia del cinema: “Io non so di preciso
cosa si richieda che io dica per poter avere un rapporto sessuale con te, ma
non potremmo supporre che io l'abbia detto? Essenzialmente parliamo di uno
scambio di sostanze fluide, quindi non potremmo passare direttamente al sesso?”…
Tutto condivisibile, parole sante a cui io aggiungerei anche: “Sappiamo
benissimo tutti e due che hai una voglia matta di scopare e godere quindi
perché vuoi privarti di questi piaceri se puoi soddisfarli ora qui con me?”. Ma
no, così proprio non si può fare.
“Si, sì, domani ci sono anche io per
andare in trebbia”… ma che cazzo me ne frega del trebbia di domani, adesso ho
un problema più importante da affrontare.
La seconda possibilità, la più razionale,
mi suggerisce di finire l’altro gin tonic in modo da poter pensare meglio a
agli argomenti di una clamorosa torta da poterle tirare in perfetto stile
proteo di san bonico o lorenzo da Lisboa. Non ho ancora deciso cosa dire, ma
penso proprio che le andrò a parlare. Stasera è la volta buona. Deve essere la
volta buona. Per caricarmi un po’ passo dal bancone, decido di cambiare e coca
e rum sia!
La musica potrebbe venirmi in aiuto
perché a dirla tutta nel ballo non sono poi così male. Magari rimane
impressionata dal movimento sensuale del mio bacino, ma niente, lei continua a
ciarlare con le befane delle sue amiche. Io sono qui a fare il John Travolta ne
“la febbre del sabato sera” e lei niente. Riuscire a portare a casa il
risultato tanto agognato potrebbe essere più difficile del previsto. L’unica
cosa che so per certo è che ho le palle piene d’amore e ho l’estrema necessità
di svuotarle. Mi ritrovo ad avere due tizzoni ardenti nella zona pubica sui
quali potrei cucinare qualsiasi cosa, a proposito “andiamo a mangiare qualcosa?
Un classicissimo panino da Michele non ci starebbe poi così male”. Stasera però
sembra non andarmene bene una, nessuno ha fame anche se è da quando ci siamo
ritrovati che non abbiamo mangiato niente.
Torno sul mio obiettivo principale e
decido di cambiare tattica. Smetto di dimenare il culo ed inizio ad osservarla.
Sguardo intenso e sexy fisso su di lei. Se solo mi cagasse almeno un secondo
potrebbe leggere sulla mia fronte la scritta “SCOPAMI SUBITO”.
Mi rendo conto che le ho provate tutte e
l’unica alternativa che proprio mi rimane è quella di andare da lei per
parlare, ma a dirla tutta non ne ho poi così tanta voglia. Se almeno conoscessi
qualcuno di quelli che le orbitano intorno potrei trovare il pretesto per
iniziare un discorso sensato e tutto sarebbe più facile. Ho paura di arrivare
li da lei ed iniziare a fare il motoscafo tra le sue tette invece che
presentarmi semplicemente. Con la coda dell’occhio vedo un movimento strano tra
i miei amici, capisco subito che sta partendo la solita joint venture. Che
fare? Non posso non seguirli.
Finito fuori, rientriamo. Passiamo al
solito bancone per una tempesta di amari utile per digerire la cena che non
abbiamo mai fatto. Faccio un ultimo sforzo per andare verso di lei ma anche
senza specchio mi rendo conto con ho più mimica facciale. Porca troia, ho
finito anche le maschere di scorta. A questo punto capisco che è arrivato
l’inesorabile solito verdetto: anche stasera si scopa domani sera. Tanto meglio
così perché come soleva narrare il noto cantastorie d’oriente, Jio Ando, “la
figa è la rovina degli ultrà, oooooh oooooh oh…”
Ma a me cosa me ne frega? io tanto vado in Corsica con lo squaletto a trapanare qualche mangiarane nelle peggiori bettole di Bastia, così torno a Gossolengo con l'Aids e faccio degli scherzoni in parrocchia, sai che risate!!!
RispondiEliminaveramente il pezzo più brutto della storia. inutile
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