Dopo una fredda e
veloce stretta di mano il Dottor S. lo fece accomodare sul lettino cercando di
capire dal suo sguardo se fosse intenzionato a parlare o semplicemente a
fissare il soffitto come era accaduto nelle ultime sedute.
“Mi dica Mr.
Blue”, così aveva preteso di essere chiamato per un’insensata volontà di
anonimato, “si ricorda dove eravamo rimasti?” esordì il Dottor S. nonostante lo
sapesse benissimo.
Poche sedute prima
infatti, il Dottor S. era finalmente arrivato ad un punto di svolta nella sua
analisi, aveva trovato una vecchia ferita ancora aperta, il cui dolore, non
adeguatamente affrontato, aveva creato una crepa nel già instabile equilibrio psichico
di Mr. Blue. Il Dottor S. si era dovuto però scontrare con il muro di silenzio
elevato dal paziente.
“Certo che lo
ricordo”, disse seccato Mr.Blue, pensando ancora una volta a quanto il Dottor
S. gli stesse sul cazzo, e a quanto meglio avrebbe speso i soldi dell’analisi affogando
i propri problemi in una certamente più utile e appagante tempesta di gin
tonic.
“Come posso
dimenticarlo? Il ricordo non mi abbandona da quella torrida notte d’estate.
Ancora oggi a distanza di anni, ogni volta che alzo la prima carta, per un
attimo la vista mi si annebbia e il tempo scorre inesorabilmente indietro fino
all’istante in cui ebbi la certezza della sconfitta”.
Il Dottor S. balzò
sulla vecchia e deforme poltrona di pelle in cui era solito sprofondare durante
le lente e spesso noiose sedute. Non poteva crederci. Mr. Blue era davvero
intenzionato a parlare? Era consapevole che i successivi istanti sarebbero
stati di vitale importanza per il prosieguo dell’analisi, doveva giocarsi bene
le sue carte. Ironia della sorte pensò, cercando di trattenere un ghigno
beffardo, tutto tornava lì, alle carte.
“Racconti pure ciò
che preferisce. Inizi dal principio, quando se la sente”, si limitò a dire il
Dottor S. sperando di non aver puntato troppo, e soprattutto troppo presto.
“Era una calda e
stanca notte di luglio, il 10 o l’11 non ricordo con esattezza. L’anno sì che
lo ricordo, quello non lo scorderò mai, l ’82. Quel fottutissimo ’82. Il luogo
sempre il solito, il Pick up”. Mr. Blue iniziò così, inaspettatamente a parlare
con un tono di voce lieve ma carico di rabbia, che sottolineava la fatica fatta
nel rivangare la dolorosa ferita.
Mr.Blue aveva già
parlato al Dottor S. di quella strana bettola in cui era facile incontrare un
bizzarro groviglio di casi umani. Il Dottor S. non si era mai recato di persona
a vedere quell’informe intreccio di individui così diversi, ma allo stesso
tempo così simili fra loro, accomunati dalla stessa smisurata venerazione per
la leggendaria figura della morettona da 66 cl. Si riprometteva ogni volta di
visitare quel balzano luogo per appuntare sul suo vecchio taccuino alcuni
importanti spunti di riflessione professionale.
Durante la
terapia, Mr. Blue aveva più volte parlato dei personaggi con cui era solito
passare le giornate cercando di sconfiggere la voglia di morire e la speranza
di farcela. Aveva però voluto difendere l’ormai già ben compromessa reputazione
dei suoi compagni di merende utilizzando anche per loro l’anonimato, chiamando
i vari bischeracci come Mr.Blonde, Mr White, Mr Brown, il Bimbo, Mr. Pink, Mr.
Orange e altri numerosi soprannomi bislacchi. Il Dottor S. aveva così imparato
a conoscere le personalità e le bizzarre abitudini di questo gruppo di
guasconi, meglio conosciuto come GM, senza però poter mai associare i vari
racconti ad un volto.
“Ricordo tutto
perfettamente, come fosse ieri. Toccava smazzare a Mr. White”, riprese a
raccontare Mr. Blue. Il Dottor S. si ricordava di Mr. White principalmente per
la sua cagionevole salute e per la sigaggine che egli manifestava soprattutto nei
confronti di individui in stato di semicoscienza. Un altro soggetto davvero
interessante da analizzare, riflettè il Dottor S., ma il suo pensiero venne
bruscamente interrotto dalle parole di Mr. Blue che sembravano finalmente
iniziare a scorrere fluide, come in un atto di tardiva liberazione.
“Dalle prime carte
pensai di poter essere un bel socio, a denari o a coppe ricordo, ma poi con le
ultime due tutto cambiò, prima un asso e poi un tre di denari. Mi ricordo che
pensai bel socio un cazzo, qui chiamo al novantanov e nov”.
“L’asta all’inizio
andò via abbastanza liscia”, continuò Mr. Blue, “con soltanto qualche eccessivo
momento di stanca, a causa della proverbiale calma di Mr. Blonde,
caratteristica da noi tutti non troppo apprezzata nei vari tipi di aste. Poi
invece quel bastardo di Mr. Pink continuò a chiamare a caso, solo per alzare.
Vinsi io, ma con un due di denari a 82, fottutissimo 82. A quel punto il socio
avrebbe dovuto giocar bene, ma bene bene. Solo in quell’istante capii che stavo
seriamente rischiando di perdere la mia storica imbattibilità a briscola in
cinque”.
Il Dottor S.
cercò, ancora una volta, di ricordare quale fosse Mr. Pink , era infatti solito
confonderlo con Mr. Brown, poiché entrambi affetti dalla stessa rara sindrome
percettiva che li rendeva
impossibilitati a distinguere luci di diversa lunghezza d'onda, per cui
non erano neanche troppo sicuri dei loro stessi nomi. Finalmente si ricordò di
come Mr. Pink gli era stato descritto: un individuo dal volto irsuto e dalla
forma peroidale, noto per l’alta frequenza di sanguinamento nasale e per un
singolare soprannome: medio-buono. Mr. Brown era invece un individuo dotato di
notevole senso artistico ed estetico, fatto di certo non scontato vista la sua
condizione di cecità ai colori, ma l’aneddoto che aveva maggiormente
incuriosito il Dottor S. era il rapporto d’amicizia che Mr. Brown aveva, molti
anni addietro, instaurato con un curioso essere immaginario denominato Mouser.
Il Dottor S. pensava che sarebbe stato estremamente interessante analizzare
entrambi i diversamente vedenti.
“Le prime mani
purtroppo corsero via veloci come troppo spesso accade, nella diffidenza
generale; l’unico che pensai potesse essere il mio socio fu Mr. Orange, ma non
mi fidai troppo per la sua abilità nel gioco e nel nascondere ogni trepidazione
sul suo volto, a differenza di Mr. Pink”. Mr. Blue aveva descrisse Mr. Orange
al Dottor S. come geneticamente dotato di una mirabile resistenza alcolica e di
un’ottima classe da biscazziere, probabilmente derivanti dalle sue origini
appenniniche.
“Così
realizzai che le mani centrali sarebbero state quelle decisive, il mio record
sarebbe dipeso da quelle poche mani, ma ormai, per il mio impeto di chiamata, soprattutto
dal mio socio. Il numero 82 incominciava a tormentare i miei pensieri.”
Mr.
Blue continuava a raccontare il triste e funesto ricordo ma, come aveva
prontamente osservato e appuntato il Dottor S., la rabbia aveva lasciato via
via posto ad un sentimento di rassegnazione. “E’ qui che intervenne Mr. Blonde
con la sua proverbiale stasi”, continuò Mr. Blue, “la sua arte di rallentare
ogni tipo di gioco a cui partecipasse era ben nota a tutti noi, ma quella notte
superò se stesso, riuscì a deconcentrarmi e persi memoria delle carte uscite. E’
lì che commessi l’errore, quello decisivo”. Mr. Blonde, come ben rimembrava il
Dottor S., era uno spietato animale da caccia che catturava le proprie prede
sotto la copertura dello stimato professionista, ammaliandole grazie alla
prospettiva di un sorriso da sogno. Purtroppo, nel corso del tempo, anche Mr.
White cadde nella sua rete.
Il
tempo a disposizione di Mr. Blue era ormai scaduto da alcuni minuti. “Mr. Blue,
ripartiremo da qui la prossima settimana”, disse il Dottor S. facendolo alzare
e accompagnandolo alla porta dello studio. “Non si preoccupi, ci sarà tempo per
analizzare questo e altro con più calma”, aggiunse.
Mr.
Blue uscendo dallo studio pensò di aver proprio bisogno di un gin tonic. Socio
di merda.
Un complimento sentito ai vignettisti. Vauro vaffanculo, io voto Grillo!!
RispondiEliminaMa Tardelli che cazzo c'entra?
RispondiEliminapo po po po poooo
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