mercoledì 21 maggio 2014

Quel fottutissimo '82



Dopo una fredda e veloce stretta di mano il Dottor S. lo fece accomodare sul lettino cercando di capire dal suo sguardo se fosse intenzionato a parlare o semplicemente a fissare il soffitto come era accaduto nelle ultime sedute.
“Mi dica Mr. Blue”, così aveva preteso di essere chiamato per un’insensata volontà di anonimato, “si ricorda dove eravamo rimasti?” esordì il Dottor S. nonostante lo sapesse benissimo.
Poche sedute prima infatti, il Dottor S. era finalmente arrivato ad un punto di svolta nella sua analisi, aveva trovato una vecchia ferita ancora aperta, il cui dolore, non adeguatamente affrontato, aveva creato una crepa nel già instabile equilibrio psichico di Mr. Blue. Il Dottor S. si era dovuto però scontrare con il muro di silenzio elevato dal paziente.
“Certo che lo ricordo”, disse seccato Mr.Blue, pensando ancora una volta a quanto il Dottor S. gli stesse sul cazzo, e a quanto meglio avrebbe speso i soldi dell’analisi affogando i propri problemi in una certamente più utile e appagante tempesta di gin tonic.
“Come posso dimenticarlo? Il ricordo non mi abbandona da quella torrida notte d’estate. Ancora oggi a distanza di anni, ogni volta che alzo la prima carta, per un attimo la vista mi si annebbia e il tempo scorre inesorabilmente indietro fino all’istante in cui ebbi la certezza della sconfitta”.
Il Dottor S. balzò sulla vecchia e deforme poltrona di pelle in cui era solito sprofondare durante le lente e spesso noiose sedute. Non poteva crederci. Mr. Blue era davvero intenzionato a parlare? Era consapevole che i successivi istanti sarebbero stati di vitale importanza per il prosieguo dell’analisi, doveva giocarsi bene le sue carte. Ironia della sorte pensò, cercando di trattenere un ghigno beffardo, tutto tornava lì, alle carte.
“Racconti pure ciò che preferisce. Inizi dal principio, quando se la sente”, si limitò a dire il Dottor S. sperando di non aver puntato troppo, e soprattutto troppo presto.
“Era una calda e stanca notte di luglio, il 10 o l’11 non ricordo con esattezza. L’anno sì che lo ricordo, quello non lo scorderò mai, l ’82. Quel fottutissimo ’82. Il luogo sempre il solito, il Pick up”. Mr. Blue iniziò così, inaspettatamente a parlare con un tono di voce lieve ma carico di rabbia, che sottolineava la fatica fatta nel rivangare la dolorosa ferita.
Mr.Blue aveva già parlato al Dottor S. di quella strana bettola in cui era facile incontrare un bizzarro groviglio di casi umani. Il Dottor S. non si era mai recato di persona a vedere quell’informe intreccio di individui così diversi, ma allo stesso tempo così simili fra loro, accomunati dalla stessa smisurata venerazione per la leggendaria figura della morettona da 66 cl. Si riprometteva ogni volta di visitare quel balzano luogo per appuntare sul suo vecchio taccuino alcuni importanti spunti di riflessione professionale.
Durante la terapia, Mr. Blue aveva più volte parlato dei personaggi con cui era solito passare le giornate cercando di sconfiggere la voglia di morire e la speranza di farcela. Aveva però voluto difendere l’ormai già ben compromessa reputazione dei suoi compagni di merende utilizzando anche per loro l’anonimato, chiamando i vari bischeracci come Mr.Blonde, Mr White, Mr Brown, il Bimbo, Mr. Pink, Mr. Orange e altri numerosi soprannomi bislacchi. Il Dottor S. aveva così imparato a conoscere le personalità e le bizzarre abitudini di questo gruppo di guasconi, meglio conosciuto come GM, senza però poter mai associare i vari racconti ad un volto.
“Ricordo tutto perfettamente, come fosse ieri. Toccava smazzare a Mr. White”, riprese a raccontare Mr. Blue. Il Dottor S. si ricordava di Mr. White principalmente per la sua cagionevole salute e per la sigaggine che egli manifestava soprattutto nei confronti di individui in stato di semicoscienza. Un altro soggetto davvero interessante da analizzare, riflettè il Dottor S., ma il suo pensiero venne bruscamente interrotto dalle parole di Mr. Blue che sembravano finalmente iniziare a scorrere fluide, come in un atto di tardiva liberazione.
“Dalle prime carte pensai di poter essere un bel socio, a denari o a coppe ricordo, ma poi con le ultime due tutto cambiò, prima un asso e poi un tre di denari. Mi ricordo che pensai bel socio un cazzo, qui chiamo al novantanov e nov”.
“L’asta all’inizio andò via abbastanza liscia”, continuò Mr. Blue, “con soltanto qualche eccessivo momento di stanca, a causa della proverbiale calma di Mr. Blonde, caratteristica da noi tutti non troppo apprezzata nei vari tipi di aste. Poi invece quel bastardo di Mr. Pink continuò a chiamare a caso, solo per alzare. Vinsi io, ma con un due di denari a 82, fottutissimo 82. A quel punto il socio avrebbe dovuto giocar bene, ma bene bene. Solo in quell’istante capii che stavo seriamente rischiando di perdere la mia storica imbattibilità a briscola in cinque”.
Il Dottor S. cercò, ancora una volta, di ricordare quale fosse Mr. Pink , era infatti solito confonderlo con Mr. Brown, poiché entrambi affetti dalla stessa rara sindrome percettiva che li rendeva  impossibilitati a distinguere luci di diversa lunghezza d'onda, per cui non erano neanche troppo sicuri dei loro stessi nomi. Finalmente si ricordò di come Mr. Pink gli era stato descritto: un individuo dal volto irsuto e dalla forma peroidale, noto per l’alta frequenza di sanguinamento nasale e per un singolare soprannome: medio-buono. Mr. Brown era invece un individuo dotato di notevole senso artistico ed estetico, fatto di certo non scontato vista la sua condizione di cecità ai colori, ma l’aneddoto che aveva maggiormente incuriosito il Dottor S. era il rapporto d’amicizia che Mr. Brown aveva, molti anni addietro, instaurato con un curioso essere immaginario denominato Mouser. Il Dottor S. pensava che sarebbe stato estremamente interessante analizzare entrambi i diversamente vedenti.
“Le prime mani purtroppo corsero via veloci come troppo spesso accade, nella diffidenza generale; l’unico che pensai potesse essere il mio socio fu Mr. Orange, ma non mi fidai troppo per la sua abilità nel gioco e nel nascondere ogni trepidazione sul suo volto, a differenza di Mr. Pink”. Mr. Blue aveva descrisse Mr. Orange al Dottor S. come geneticamente dotato di una mirabile resistenza alcolica e di un’ottima classe da biscazziere, probabilmente derivanti dalle sue origini appenniniche.
“Così realizzai che le mani centrali sarebbero state quelle decisive, il mio record sarebbe dipeso da quelle poche mani, ma ormai, per il mio impeto di chiamata, soprattutto dal mio socio. Il numero 82 incominciava a tormentare i miei pensieri.”
Mr. Blue continuava a raccontare il triste e funesto ricordo ma, come aveva prontamente osservato e appuntato il Dottor S., la rabbia aveva lasciato via via posto ad un sentimento di rassegnazione. “E’ qui che intervenne Mr. Blonde con la sua proverbiale stasi”, continuò Mr. Blue, “la sua arte di rallentare ogni tipo di gioco a cui partecipasse era ben nota a tutti noi, ma quella notte superò se stesso, riuscì a deconcentrarmi e persi memoria delle carte uscite. E’ lì che commessi l’errore, quello decisivo”. Mr. Blonde, come ben rimembrava il Dottor S., era uno spietato animale da caccia che catturava le proprie prede sotto la copertura dello stimato professionista, ammaliandole grazie alla prospettiva di un sorriso da sogno. Purtroppo, nel corso del tempo, anche Mr. White cadde nella sua rete.
Il tempo a disposizione di Mr. Blue era ormai scaduto da alcuni minuti. “Mr. Blue, ripartiremo da qui la prossima settimana”, disse il Dottor S. facendolo alzare e accompagnandolo alla porta dello studio. “Non si preoccupi, ci sarà tempo per analizzare questo e altro con più calma”, aggiunse.
Mr. Blue uscendo dallo studio pensò di aver proprio bisogno di un gin tonic. Socio di merda.

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PENOSO.