Un Torello
per trovarli, un Torello per unirli,
un Torello per stordirli e nel buio incatenarli.
Molti
anni fa, nella Contea della Parabolacheride, viveva felice uno hobbit. Questo hobbit
era uno hobbit veramente buono ed educato e il suo nome era Bimbo Baggins.
Come
tutti gli altri hobbit, anche Bimbo Baggins era gentile, semplice e ingenuo,
adorava svegliarsi tardi e si emozionava facilmente ed era sempre generoso coi
vagabondi che incontrava per la strada.
Ma
ciò che più amava al mondo Bimbo Baggins era la buona compagnia e la sua
fortuna più grande erano proprio i suoi amici e su tutti quanti egli tre ne
adorava.
Il
primo tra loro si chiamava Mucarwén ed era un elfo splendido e di nobile
aspetto. Proveniva da un’antica stirpe di elfi teologi che si era stabilita, in
tempi ormai remoti, in una impronunciabile contrada dal nome infausto ed era
conosciuto tra le genti dei popoli liberi con il nome di Sallivano, che in
antica lingua elfica vuol dire “Occhietti arrossati e a fessura”. Come tutti
gli altri elfi, anche Mucarwén era dotato di orecchie a punta e di una vista
eccezionale, con la quale poteva scrutare in profondità qualsiasi cosa, fosse il
fondo di una bottiglia ormai svuotata o i turbamenti più nascosti dell’animo umano.
Il
secondo compagno era un umano e il suo nome era Dàriagorn, figlio di
Sìlviothorn, mastro giardiniere del reame di San Bonico. Dàriagorn era un uomo possente e
valoroso e aveva i tratti scuri tipici degli uomini del Sud. Come tutti gli altri
uomini, anche Dariàgorn amava il buon cibo e la vita all’aria aperta e,
nonostante le pulzelle s’infatuassero per i suoi occhi bruni, prediligeva una
vita ritirata, sana e morigerata.
Il
terzo amico era un piccolo nano e il suo nome era Pràolin. Pràolin viveva in
una casetta sotto il monte Cikos, imponente e isolato picco tra le desolate lande
dell’Aguzzafame. E come tutti gli altri nani, anche Pràolin era tozzo e
massiccio, gioviale per natura e incline allo scherzo, e sempre dilettava i
suoi amici con burle e dispettucci, ma mai aveva mancato di rispetto ad alcuno
poiché i nani sono sempre corretti verso il prossimo.
E
i quattro amici insieme erano inseparabili e tanto si divertivano in tutto ciò
che facevano. Partecipavano alla grande caccia al daino, omaggiavano i defunti
secondo le antiche tradizioni hobbit e si spingevano in lungo e in largo e
insieme sempre erano felici. Spesso si ritrovavano nelle taverne e bevevano e
mentre bevevano brindavano gridando “Obalé obalé”, che nella lingua franca
della Contea significava “Beviamo con gusto, ma senza esagerare”, poiché i
quattro compari amavano le piacevolezze della vita, ma non si abbandonavano mai
agli eccessi e ai vizi.
Ma
come sempre accade le cose han da mutare e un giorno dunque accadde ciò che ora
s’andrà raccontando.
Era
un mattino e il cielo era sereno e il nostro Bimbo Baggins passeggiava
allegramente fischiettando una lieta melodia del menestrello Gigidàg e non
pensava a nulla di importante, quando eccolo inciampare in un oggetto
misterioso. Era questo un oggetto simile a una tavoletta e aveva un colore
scuro ed emanava odori intensi. La forma era squadrata e un poco rozza, ma al
centro era stata incisa da un’abile mano la figura di un feroce toro. Bimbo
Baggins non aveva mai visto un oggetto simile e tra sé pensò: “Che
bell’oggetto! Lo mostrerò subito ai miei
compagni.”
Così
si incamminò dai suoi amici e mostrò loro l’artefatto e tutti ne furono
deliziati e insieme lo ribattezzarono il Torello. Tutti i giorni i quattro
compagni andavano per prati e campi e sempre dappresso si portavano il Torello.
E si accorsero che avvicinandosi al Torello divenivano ancora più felici e
ridevano e ridevano e tutti i problemi sembravano svanire. Ma essi non sapevano
che il Torello era un potente artefatto magico, di antichissima fattura, che
dava sì la felicità al suo possessore, ma che questa felicità aveva anche un
prezzo. Infatti più felicità donava, più il Torello si rimpiccioliva sempre più
e pian piano così scomparve lasciando un incolmabile vuoto dietro a sé.
E
questo perché il Torello era stato stregato dal suo antico padrone, il più
potente, il più terribile e il più pericoloso di tutti i signori oscuri. Nessuno
conosceva il suo vero nome. Taluni sostenevano Noemi e altri Gianni, ma i più
anziani lo chiamavano con il nome di Bunny Roberts, che nella lingua oscura
significa “Che veste con sobrietà ed eleganza”. E nessuno conosceva la sua vera
forma, poiché coi suoi artifizi mutava statura e acconciatura, colori e dimensioni
e impossibile era riconoscerla per l’occhio inesperto. Soltanto un tratto non
poteva trasformare ed erano due piccole, minuscole manine, capaci delle più immonde
nefandezze. E come tutti gli altri signori oscuri, anche Bunny Roberts bramava
gli artefatti magici e sul Torello aveva scagliato potenti sortilegi contro
chiunque ne fosse venuto in possesso.
E
il primo ad esserne colpito fu Mucarwén il Bello. Un oscuro male si impossessò un
giorno di lui e gli impedì di sorseggiar birroni e spiluccare crostinelli. Mucarwén
fu sconvolto e, colmo di vergogna, si tagliò la folta barba, scomparve tra i
monti con un focoso troll delle montagne e mai nessuno lo vide più.
E
il secondo a cadere fu Dàriagorn il Prode. Egli venne stregato da un flauto
magico e l’occhio gli si spense e la chioma cominciò a cadere. Dàriagorn scese
così in un tenebroso antro, detto lo Scannatoio per ragioni misteriose e
impronunziabili, là vi si rinchiuse e mai nessuno lo vide più.
Ma
anche Pràolin il Cortese doveva alfine crollare. Iniziò a sentire delle voci
nella testa che lo convinsero dell’esistenza di un’isola paradisiaca, dove
tutti erano felici e dove anch’egli avrebbe trovato onore e gloria. E così anch’egli
partì, si imbarcò verso Nord e mai nessuno lo vide più.
E Bimbo
Baggins così rimase solo. Egli usciva a volte con degli stupidi folletti, ma
nessuno di loro lo divertiva tanto. Lui rivoleva i suoi amici e un giorno
finalmente capì cosa doveva fare. Doveva trovare un altro manufatto, ancora più
potente del Torello, e i suoi amici sarebbero così certamente tornati tutti da
lui.
Bimbo
Baggins partì così per la sua ricerca. Peregrinò a lungo per i Giardini delle
Margherite e dei Merluzzi, per la
Stazione dei Carovanieri e fino al terribile Borgo Facsallo,
terre degli sporchi e pericolosi orchetti ladri e tagliagole. E quivi
finalmente trovò un nuovo Torello e questo gli apparve ancora più grande e
potente del precedente. “Finalmente i miei amici torneranno,” pensò tutto
felice “va bene, magari Dàriagorn lo ho ormai perduto e forse anche Sallivano,
ma almeno Pràolin tornerà, tornerà, tornerà con certezza.”.
E
così Bimbo Baggins rincasò felice e si addormentò pieno di speranze e la
mattina fu svegliato da un forte bussare. Bimbo Baggins corse alla porta tutto
emozionato. “Son tornati, son tornati! I miei amici son tornati!” pensava tra
sé e sé. Ma quando aprì la porta non trovò i suoi amici, ma due gendarmi
dall’aspetto minaccioso. Ed essi gli intimarono che la detenzione di manufatti
magici era severamente proibita secondo le leggi del reame e che pertanto egli
sarebbe stato condannato al supplizio più terribile: l’Astinenza Perpetua. Ma
Bimbo Baggins era talmente noto a tutti per la sua gentilezza d’animo che il
vecchio e calvo giudice Pizzàguman fu clemente e soltanto lo fece frustare e incarcerare
a vita.
E
ancora adesso, mentre tu stai leggendo, Bimbo Baggins si trova nella sua
piccola cella e tutte le notti prima di dormire guarda il cielo e la luna
splendere in esso. E tutte le notti, prima di dormire, pensa ai suoi amici e ai
giorni felici della Compagnia del Torello. E non rimpiange di aver perso la sua
libertà, poiché gli amici superano ogni cosa in cielo e in terra, e lui
soltanto gli amici suoi più cari desiderava avere al suo fianco. E mentre Bimbo
Baggins pensa a tutte queste cose, piano piano i suoi occhi si socchiudono e,
quando finalmente si addormenta, potreste vedere che sta ancora sorridendo.
Stretta è la foglia
Larga è la via
Gira la ruota
E siam tutti in balìa
Quel sorriso...cosa farei per quel sorriso, quanto mi manchi Bimbus!
RispondiEliminaDevi tornare Dugo! Devi farlo per lui..altrimenti la ricerca al torello più potente lo ucciderà!
RispondiEliminaAggiungo che gli hobbit adorano anche tagliare i peli del culo dei loro gatti
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