mercoledì 7 maggio 2014

La compagnia del Torello

Un Torello per trovarli, un Torello per unirli,
un Torello per stordirli e nel buio incatenarli.




Molti anni fa, nella Contea della Parabolacheride, viveva felice uno hobbit. Questo hobbit era uno hobbit veramente buono ed educato e il suo nome era Bimbo Baggins.
Come tutti gli altri hobbit, anche Bimbo Baggins era gentile, semplice e ingenuo, adorava svegliarsi tardi e si emozionava facilmente ed era sempre generoso coi vagabondi che incontrava per la strada.

Ma ciò che più amava al mondo Bimbo Baggins era la buona compagnia e la sua fortuna più grande erano proprio i suoi amici e su tutti quanti egli tre ne adorava.

Il primo tra loro si chiamava Mucarwén ed era un elfo splendido e di nobile aspetto. Proveniva da un’antica stirpe di elfi teologi che si era stabilita, in tempi ormai remoti, in una impronunciabile contrada dal nome infausto ed era conosciuto tra le genti dei popoli liberi con il nome di Sallivano, che in antica lingua elfica vuol dire “Occhietti arrossati e a fessura”. Come tutti gli altri elfi, anche Mucarwén era dotato di orecchie a punta e di una vista eccezionale, con la quale poteva scrutare in profondità qualsiasi cosa, fosse il fondo di una bottiglia ormai svuotata o i turbamenti più nascosti dell’animo umano.

Il secondo compagno era un umano e il suo nome era Dàriagorn, figlio di Sìlviothorn, mastro giardiniere del reame di San  Bonico. Dàriagorn era un uomo possente e valoroso e aveva i tratti scuri tipici degli uomini del Sud. Come tutti gli altri uomini, anche Dariàgorn amava il buon cibo e la vita all’aria aperta e, nonostante le pulzelle s’infatuassero per i suoi occhi bruni, prediligeva una vita ritirata, sana e morigerata.

Il terzo amico era un piccolo nano e il suo nome era Pràolin. Pràolin viveva in una casetta sotto il monte Cikos, imponente e isolato picco tra le desolate lande dell’Aguzzafame. E come tutti gli altri nani, anche Pràolin era tozzo e massiccio, gioviale per natura e incline allo scherzo, e sempre dilettava i suoi amici con burle e dispettucci, ma mai aveva mancato di rispetto ad alcuno poiché i nani sono sempre corretti verso il prossimo.

E i quattro amici insieme erano inseparabili e tanto si divertivano in tutto ciò che facevano. Partecipavano alla grande caccia al daino, omaggiavano i defunti secondo le antiche tradizioni hobbit e si spingevano in lungo e in largo e insieme sempre erano felici. Spesso si ritrovavano nelle taverne e bevevano e mentre bevevano brindavano gridando “Obalé obalé”, che nella lingua franca della Contea significava “Beviamo con gusto, ma senza esagerare”, poiché i quattro compari amavano le piacevolezze della vita, ma non si abbandonavano mai agli eccessi e ai vizi.

Ma come sempre accade le cose han da mutare e un giorno dunque accadde ciò che ora s’andrà raccontando.
Era un mattino e il cielo era sereno e il nostro Bimbo Baggins passeggiava allegramente fischiettando una lieta melodia del menestrello Gigidàg e non pensava a nulla di importante, quando eccolo inciampare in un oggetto misterioso. Era questo un oggetto simile a una tavoletta e aveva un colore scuro ed emanava odori intensi. La forma era squadrata e un poco rozza, ma al centro era stata incisa da un’abile mano la figura di un feroce toro. Bimbo Baggins non aveva mai visto un oggetto simile e tra sé pensò: “Che bell’oggetto!  Lo mostrerò subito ai miei compagni.”

Così si incamminò dai suoi amici e mostrò loro l’artefatto e tutti ne furono deliziati e insieme lo ribattezzarono il Torello. Tutti i giorni i quattro compagni andavano per prati e campi e sempre dappresso si portavano il Torello. E si accorsero che avvicinandosi al Torello divenivano ancora più felici e ridevano e ridevano e tutti i problemi sembravano svanire. Ma essi non sapevano che il Torello era un potente artefatto magico, di antichissima fattura, che dava sì la felicità al suo possessore, ma che questa felicità aveva anche un prezzo. Infatti più felicità donava, più il Torello si rimpiccioliva sempre più e pian piano così scomparve lasciando un incolmabile vuoto dietro a sé.

E questo perché il Torello era stato stregato dal suo antico padrone, il più potente, il più terribile e il più pericoloso di tutti i signori oscuri. Nessuno conosceva il suo vero nome. Taluni sostenevano Noemi e altri Gianni, ma i più anziani lo chiamavano con il nome di Bunny Roberts, che nella lingua oscura significa “Che veste con sobrietà ed eleganza”. E nessuno conosceva la sua vera forma, poiché coi suoi artifizi mutava statura e acconciatura, colori e dimensioni e impossibile era riconoscerla per l’occhio inesperto. Soltanto un tratto non poteva trasformare ed erano due piccole, minuscole manine, capaci delle più immonde nefandezze. E come tutti gli altri signori oscuri, anche Bunny Roberts bramava gli artefatti magici e sul Torello aveva scagliato potenti sortilegi contro chiunque ne fosse venuto in possesso.
E il primo ad esserne colpito fu Mucarwén il Bello. Un oscuro male si impossessò un giorno di lui e gli impedì di sorseggiar birroni e spiluccare crostinelli. Mucarwén fu sconvolto e, colmo di vergogna, si tagliò la folta barba, scomparve tra i monti con un focoso troll delle montagne e mai nessuno lo vide più.
E il secondo a cadere fu Dàriagorn il Prode. Egli venne stregato da un flauto magico e l’occhio gli si spense e la chioma cominciò a cadere. Dàriagorn scese così in un tenebroso antro, detto lo Scannatoio per ragioni misteriose e impronunziabili, là vi si rinchiuse e mai nessuno lo vide più.
Ma anche Pràolin il Cortese doveva alfine crollare. Iniziò a sentire delle voci nella testa che lo convinsero dell’esistenza di un’isola paradisiaca, dove tutti erano felici e dove anch’egli avrebbe trovato onore e gloria. E così anch’egli partì, si imbarcò verso Nord e mai nessuno lo vide più.

E Bimbo Baggins così rimase solo. Egli usciva a volte con degli stupidi folletti, ma nessuno di loro lo divertiva tanto. Lui rivoleva i suoi amici e un giorno finalmente capì cosa doveva fare. Doveva trovare un altro manufatto, ancora più potente del Torello, e i suoi amici sarebbero così certamente tornati tutti da lui.

Bimbo Baggins partì così per la sua ricerca. Peregrinò a lungo per i Giardini delle Margherite e dei Merluzzi, per la Stazione dei Carovanieri e fino al terribile Borgo Facsallo, terre degli sporchi e pericolosi orchetti ladri e tagliagole. E quivi finalmente trovò un nuovo Torello e questo gli apparve ancora più grande e potente del precedente. “Finalmente i miei amici torneranno,” pensò tutto felice “va bene, magari Dàriagorn lo ho ormai perduto e forse anche Sallivano, ma almeno Pràolin tornerà, tornerà, tornerà con certezza.”.

E così Bimbo Baggins rincasò felice e si addormentò pieno di speranze e la mattina fu svegliato da un forte bussare. Bimbo Baggins corse alla porta tutto emozionato. “Son tornati, son tornati! I miei amici son tornati!” pensava tra sé e sé. Ma quando aprì la porta non trovò i suoi amici, ma due gendarmi dall’aspetto minaccioso. Ed essi gli intimarono che la detenzione di manufatti magici era severamente proibita secondo le leggi del reame e che pertanto egli sarebbe stato condannato al supplizio più terribile: l’Astinenza Perpetua. Ma Bimbo Baggins era talmente noto a tutti per la sua gentilezza d’animo che il vecchio e calvo giudice Pizzàguman fu clemente e soltanto lo fece frustare e incarcerare a vita.

E ancora adesso, mentre tu stai leggendo, Bimbo Baggins si trova nella sua piccola cella e tutte le notti prima di dormire guarda il cielo e la luna splendere in esso. E tutte le notti, prima di dormire, pensa ai suoi amici e ai giorni felici della Compagnia del Torello. E non rimpiange di aver perso la sua libertà, poiché gli amici superano ogni cosa in cielo e in terra, e lui soltanto gli amici suoi più cari desiderava avere al suo fianco. E mentre Bimbo Baggins pensa a tutte queste cose, piano piano i suoi occhi si socchiudono e, quando finalmente si addormenta, potreste vedere che sta ancora sorridendo.


Stretta è la foglia
Larga è la via
Gira la ruota

E siam tutti in balìa

3 commenti:

  1. Quel sorriso...cosa farei per quel sorriso, quanto mi manchi Bimbus!

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  2. Devi tornare Dugo! Devi farlo per lui..altrimenti la ricerca al torello più potente lo ucciderà!

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  3. Aggiungo che gli hobbit adorano anche tagliare i peli del culo dei loro gatti

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PENOSO.